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Diodato, il bambino “santacrocese” ora è una star sbocciata a Peccioli

di Alessandro Bientinesi
Antonio Diodato in concerto in piazza del Popolo a Peccioli a Capodanno 2019 (foto Luca Passerotti)
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Antonio Diodato in concerto in piazza del Popolo a Peccioli a Capodanno 2019 (foto Luca Passerotti)

Antonio, figlio di un commerciante di vestiti, ha vissuto nella città conciaria

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SANTA CROCE. È una fredda sera di febbraio 2018. In giro in centro a Pontedera non c’è anima viva. La giornata di lavoro in redazione è finita da qualche minuto, mi aspetta un’ora in auto, forse qualcosa in più. Il mio rapporto col Festival di Sanremo, ancora lontano dalla “rivoluzione” di Amadeus, è ai minimi storici. Ma sono stanco, ho bisogno di un po’ di musica che mi tenga sveglio. Accendo la radio: «Dici che torneremo a guardare il cielo. Alzeremo la testa dai cellulari. Fino a che gli occhi riusciranno a guardare. Vedere quanto una luna ti può bastare». La voce è intensa, profonda, vibrante e allo stesso tempo fragile e malinconica. Per me, una rivelazione. La canzone si chiama “Adesso”, ed è stato in corsa al Festival e il suo autore è Antonio Diodato. Un nome che non ho mai sentito.

La sua voce e la capacità di scrivere testi che sono poesie in musica, però, mi colpiscono e incuriosiscono. Il suo talento è ancora affare di pochi, un nucleo ristretto di appassionati fan che incontro al The Cage di Livorno pochi mesi dopo.

Lo seguono da quattro anni almeno, da “Babilonia”, altro piccolo capolavoro che si piazza al secondo posto a Sanremo Giovani 2014. E Babilonia è un luogo della sua anima, incontro di genti diverse fin dai tempi dei tempi. Ma anche sostantivo che denota disordine, confusione quasi difficile da raccontare. Babilonia è ciò che descrive meglio l’uomo, e il cantautore, Diodato. Un ragazzo timido e introverso ma dotato di una sensibilità infinita e di un talento enorme.

Nato ad Aosta, ma cresciuto e vissuto a Taranto, Antonio è figlio di un commerciante di vestiti ed è questo che ben presto crea un legame speciale con la Toscana. A partire da Santa Croce sull’Arno, dove ha vissuto per un periodo della sua vita da bambino. Fino ai giorni nostri, dove dopo la partecipazione al Festival 2024 con “Ti muovi”, inizierà dal teatro Moderno di Grosseto il 28 settembre il suo tour nei teatri che toccherà anche il teatro Verdi di Firenze.

Il rapporto di Antonio Diodato con la Toscana, e con la provincia di Pisa in particolare, arriva anche da più lontano. In primis si lega a Peccioli, borgo nel quale nel 2019 canta, in piazza del Popolo, nella sera di Capodanno. Sono anche lì e con “Che Vita Meravigliosa” avverto che qualcosa sta cambiando (vincerà il David di Donatello).

Quel talento sta per uscire fuori, sta per fare rumore. Il concerto di Peccioli gli porterà fortuna, perché ispirerà la potentissima e struggente “Fai Rumore” che sbancherà il primo Festival di Sanremo targato Amadeus, vincendo davanti al carrarino Francesco Gabbani. Dopo il firma copie in quel di Firenze, la pandemia ferma la carriera di Antonio quando sta esplodendo.

Diventa quasi un inno di resistenza durante i silenziosi giorni del Covid-19, interrotti solo dalle sirene delle ambulanze. Dopo mesi di isolamento il simbolo di un ritorno alla vita è la canzone “Un’altra estate”, il cui video vede, ancora una volta, la Toscana al centro. Il set sono vari luoghi della Maremma. I concerti in giro per l’Italia aumentano. Dalle prime tappe toscane della sua lunga gavetta tra Livorno, Agliana, Sovicille, Arezzo, Grosseto e Peccioli, Diodato con il successo arriva su importanti palchi di altre città toscane: Pistoia prima, poi la grande occasione a Lucca. Qui al Summer Festival la scorsa estate ha aperto il concerto di Robbie Williams, di fronte a ventimila persone lungo le Mura Storiche. Da lì a pochi mesi il capodanno fiorentino, che gli riconosce anche un premio per il suo legame con la città, e quest’anno, dopo l’Ariston, nuove tappe a Grosseto e ancora Firenze per il tour nei teatri dopo l’ultimo successo sanremese di “Ti Muovi”. Una Toscana che Diodato sente, fin da quel suo piccolo pezzo di vita in quel di Santa Croce sull’Arno, sulla sua pelle.

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