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Calcio: la storia

Rissa alla partita juniores, il portiere si scusa: pace fatta tra Picchi e San Miniato. Il padre: «Sa di aver sbagliato»

di Marco Sabia

	Il papà e la mamma del portiere livornese insieme ai dirigenti del San Miniato Basso durante l’incontro
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Il papà e la mamma del portiere livornese insieme ai dirigenti del San Miniato Basso durante l’incontro

I genitori del giocatore livornese ricevuti dai dirigenti del San Miniato Basso. Il ragazzo era andato in tribuna per difendere il padre. Oggi potrebbero arrivare pesanti squalifiche ma le società sperano in un atto di clemenza

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SAN MINIATO. Chiuderla qui, consapevoli che è stato un momento di calcio da non ricordare ma da cui al massimo prendere qualche insegnamento: sabato scorso – al campo sportivo di Gargozzi a San Miniato – c’è stata una rissa in tribuna fra giocatori e tifosi, che ha di fatto sancito la fine del match fra gli Juniores del San Miniato Basso e quelli dell’Armando Picchi di Livorno.

Da un iniziale diverbio verbale fra il padre del portiere ospite (quest’ultimo era stato appena espulso) e il padre di un giocatore di casa, si era finiti in una rissa fra adulti e ragazzi, che per fortuna si è poi chiusa senza l’intervento della forza pubblica.

Ieri, per mettere la parola fine a questa brutta vicenda, i genitori del portiere dell’Armando Picchi (il classe 2005 Matteo Cavallini) e i dirigenti della società giallorossa di San Miniato Basso, si sono incontrati per chiarirsi e stringersi la mano.

Un confronto franco ma senza tensione, dove le due parti si sono parlate e alla fine si sono salutate col sorriso.
Ma cos’era successo? A pochi minuti da una partita combattuta, i padroni di casa avevano trovato il gol (che poi si rivelerà decisivo); non passa molto e il portiere ospite fa un fallo da ultimo uomo, deciso ma non con l’intento di fare male. Dalla piccola tribuna rialzata un genitore del San Miniato Basso inizia a inveire contro lui, attirando l’attenzione del padre di Cavallini. Il quale va dal diretto interessato per dirgli di smetterla, che quello era suo figlio e che non era il caso di continuare con quegli insulti per un fallo da ultimo uomo. I due si parlano in maniera accesa ma senza toccarsi, almeno fin quando Alberto Cavallini si vede arrivare un pugno da dietro (non dal genitore con cui stava discutendo), vedendosi costretto a pararsi e a rispondere.

Ne nasce una colluttazione, praticamente i genitori coinvolti rotolano giù e il parapiglia va avanti. Quando Matteo Cavallini vede il padre in difficoltà, esce dal campo e va a difenderlo e a quel punto arrivano anche i giocatori di casa e la situazione degenera.

«Mio figlio – racconta Alberto Cavallini, accompagnato dalla moglie Barbara Piram – sa di aver sbagliato e non siamo certamente qui a giustificarlo. Però è anche vero che in certe situazioni ci si deve trovare per capire e che non è facile esser lucidi. Posso capire quando in auto mi ha detto “son contento di tornare a casa con te e di non esser dovuto andare all’ospedale”.

Adesso siamo qui per dire che per noi si chiude qui e ringrazio la società del San Miniato Basso per averci ricevuto». Dall’altra parte ci sono il dirigente David Priori e Riccardo Lensi, direttore sportivo della società giallorossa che aggiunge: «Quando si compra il biglietto, non si è autorizzati a fare qualsiasi cosa. Alle partite si deve andare tranquilli: non siamo noi a giocare, il calcio è dei ragazzi in campo. Chi ha sbagliato – compresi i nostri ragazzi che si sono uniti alla rissa – sa che andrà incontro a delle conseguenze».

La lezione comune è fondamentalmente una: «Il calcio è fatto di brave persone – concordano i due genitori e il diesse – ed è importante dare dei messaggi di distensione dopo quello che è successo». La speranza condivisa adesso è che il giudice sportivo si metta una mano sulla coscienza e non stanghi oltremodo i tesserati coinvolti nel bollettino che uscirà proprio oggi. Certo, poi le due squadre potranno fare ricorso ma intanto il primo passo (e il più importante) è stato fatto: chiudere nel libro dei brutti ricordi questa partita e farsi una foto pacificatoria toccando l’unico vero protagonista dello sport più amato, il pallone.
 

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