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Pontedera

La sentenza

«Morta per i danni da amianto». Enel condannata al risarcimento

Una foto di Larderello e di alcuni impianti geotermici a destra Luigia Cheli
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Una foto di Larderello e di alcuni impianti geotermici a destra Luigia Cheli

La vittima è una donna che ha lavorato 14 anni alle centrali di Serrazzano e Larderello. I giudici romani hanno stabilito il pagamento di oltre 130mila euro alla figlia

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POMARANCE. Torna d’attualità il dramma dei lavoratori della geotermia che si sono ammalati di patologie polmonari per essere stati a contatto con l’amianto per anni. È di queste ultime ore infatti la notizia della condanna da parte del Tribunale di Roma nei confronti di Enel per la morte causata da mesotelioma dopo l’esposizione ad amianto durante la sua attività lavorativa dell’ex dipendente Luigia Cheli. Il colosso dell’energia dovrà corrispondere all’erede e figlia della vittima, Daniela Barsotti, assistita dal presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni, la somma di 130.642 euro.

Il percorso

La donna, nata a Volterra e residente a Monteverdi Marittimo, ha lavorato per 14 anni (dal maggio 1969 al gennaio 1983) nelle centrali Enel di Serrazzano e Lardarello, nel teritorio comunale di Pomarance, con varie mansioni. Da addetta alle pulizie delle turbine, dei trasformatori (di vapore in energia), e della sala macchine che, secondo quanto appreso, avvenivano quando i macchinari erano aperti a stretto contatto con le polveri di amianto, presenti anche nei magazzini generali e nella mensa aziendale, essendo i forni coibentati con il pericoloso minerale.

La malattia

Cheli aveva anche il compito di lavare le tute utilizzate dagli operai, nonché di imballare e rammendare le balle contenitori di borace. Negli ultimi 9 la donna ha proseguito il suo rapporto di lavoro in Enel con la qualifica di impiegata con mansioni, prima di dattilografa e poi di segreteria. Nel gennaio 2017, a 26 anni dalla data del pensionamento, è arrivata la terribile diagnosi di mesotelioma pleurico epiteliomorfo che, dopo mesi di agonia, nel settembre dello stesso anno, l’ha portata alla morte. In base alla ricostruzione emersa durante il processo, a confermare il nesso tra esposizione ripetuta nel tempo al patogeno e l’insorgenza del mesotelioma, anche la perizia del consulente tecnico d’ufficio (Ctu).

L’esposizione

Dall’istruttoria della causa è emerso che l’amianto era presente in diversi comparti sia nella centrale geotermoelettrica di Larderello, la prima al mondo ad aver sfruttato l’energia geotermica nella produzione di elettricità, che in quella di Serrazzano, e che la signora Luigia fu esposta all’eternit e tenuta all’oscuro della lesività delle fibre e della loro capacità di provocare cancro. Una triste vicenda, l’ennesima che si è registrata in Valdicecina dove per anni in tanti sono stati esposti all’amianto senza avere la consapevolezza dei terribili rischi. Numerosi i casi di malattie sfociate poi in decessi provocati dal mesotelioma, malattia che, al momento, lascia poche speranze di sopravvivenza a chi se ne ammala.

La risposta

Il caso di Luigia Cheli è stato affrontato e risolto in Tribunale con la società Enel che attende le motivazioni per un eventuale appello: «In merito alla decisione del Tribunale di Roma sul giudizio risarcitorio promosso dall’erede di una lavoratrice che ha svolto l’attività alle dipendenze di Enel al campo geotermico di Larderello, precisiamo che Enel ha sempre adottato le misure di protezione e di salvaguardia inerenti la tutela delle condizioni di lavoro nel rispetto della normativa nel tempo vigente. Enel si riserva comunque ogni più approfondita valutazione a valle del deposito delle motivazioni della sentenza, anche ai fini di un possibile appello».

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