Il Tirreno

Pontedera

L'intervista

Alessio Spinelli, sindaco di Fucecchio per 10 anni: «Torno a lavorare in Comune ma è un errore vietare il terzo mandato»

di Marco Sabia
Alessio Spinelli, sindaco di Fucecchio per 10 anni: «Torno a lavorare in Comune ma è un errore vietare il terzo mandato»

L’ultima curva d primo cittadino: il geometra originario di Massarella si appresta a concludere la propria esperienza alla guida della giunta: «Energia immutata ed esperienza, posso ancora essere utile alle istituzioni»

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Fucecchio L’era-Spinelli a Fucecchio ha imboccato l’ultima curva di questi (quasi) 10 anni da primo cittadino: il geometra originario di Massarella – oggi cinquantatreenne – si appresta a concludere la propria esperienza alla guida della giunta sostenuta da Partito Democratico e Orgoglio Fucecchiese.

Un percorso che era iniziato come candidato consigliere comunale e poi assessore al Palio si è trasformato in un decennio dove la città è cambiata. Rimangono cose da fare – si pensi a tutti i cantieri finanziati con i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza – e altrettante fatte in questi quasi 3650 giorni. Alessio Spinelli per il momento tornerà al suo lavoro originario: quello di funzionario del Comune di Santa Croce sull’Arno. Anche se – come per tutti i suoi colleghi che vanno a scadenza – il richiamo della politica c’è ed è forte, per cui nulla è definitivo.

Come si va a concludere questa esperienza da sindaco?

«Con la stessa energia di sempre, con la voglia di portare in fondo i progetti avviati o di cantierarli, visto che Fucecchio ha attirato qualcosa come 20 milioni di euro; lavorerò fino all’ultimo giorno e svolgendo il compito per il quale oltre 7mila cittadini nel 2019 hanno voluto la mia conferma».

Di cosa è più orgoglioso?

«Di aver cambiato l’approccio col sindaco, aver avviato coi cittadini un rapporto a tu per tu che prima non c’era perché il primo cittadino veniva trattato con una certa reverenza. Sarà che sono stato il primo sindaco di Fucecchio dell’era social, ho dovuto essere sul pezzo 24 ore su 24. Sono diventato un punto di riferimento minuto per minuto, ho cercato di ascoltare tutti dal capoluogo alle frazioni. Volevo essere il sindaco di tutti e ci sono riuscito, perché nel 2019 ho avuto grandi consensi dai “disgiuntisti”, cioè da quelli che per le elezioni europee hanno votato in un modo e alle comunali in un altro. Sono consapevole di non aver fatto tutto in maniera perfetta ma son sempre stato mosso dall’interesse generale».

Quali progetti rimangono in ballo?

«Ci sono tutti i cantieri del Pnrr, che ci consentiranno di recuperare patrimoni che sembrava impossibile far tornare a nuova vita. Penso alle vecchie carceri, al collegamento con Poggio Alberighi, al rifacimento di corso Matteotti e piazza Amendola, alla scuola alle Vedute e al polo scolastico di via Foscolo. Mai nella storia una mole di investimenti di questo genere è arrivata a Fucecchio. I cantieri porteranno dei disagi ma fra qualche anno ne vedremo i frutti».

A proposito di cantieri. Quello che dovrebbe portare alla realizzazione della nuova tenenza dei carabinieri nelle ex scuole Landini Marchiani sembra essersi impantanato. È così?

«Grazie a un protocollo che verrà siglato prossimamente, l’edificio passerà al Demanio e poi verranno realizzati i lavori dal Ministero dell’Interno»

E in viale Colombo?

«I privati hanno iniziato i lavori che gli competono e credo che entro la prima parte dell’anno la pista ciclabile sia finita».

Dove si vede dopo le elezioni?

«Tornerò con piacere a fare il dipendente del settore lavori pubblici del Comune di Santa Croce sull’Arno. Sarà un ritorno alla vita normale, un modo per godermi una famiglia che ho tanto voluto e a cui ho sottratto molte ore. Sono felice di aver ricoperto questa carica e ci penso ogni giorno: sono entrato in politica nel 2009, su richiesta dell’allora sindaco Claudio Toni, che mi volle come candidato rappresentante di Massarella. Poi ho fatto l’assessore e quelle deleghe mi hanno permesso di crescere e arrivare fin qui. Ma dentro di me rimango il figlio di due operai alla manovia, che non aveva nessuna via preferenziale».

Qualcuno dice che farà l’assessore a Fucecchio in caso di vittoria della candidata del centrosinistra Emma Donnini, sua attuale vice: cosa c’è di vero?

«All’inizio la vedevo come un’opportunità, poi però col passare del tempo ho maturato l’idea che sarei troppo ingombrante. Allo stesso modo penso che i partiti non dovrebbero far disperdere esperienze come le mie, perché possono sempre servire alle istituzioni. E credo anche sia un errore il divieto di terzo mandato per i Comuni come il nostro».

Ma non ha paura che vinca il centrodestra?

«Sebbene in Italia tiri vento da destra credo che a Fucecchio gli elettori sceglieranno la persona: Emma Donnini è la candidata perfetta che prescinde dagli interessi di parte, ha quindici anni di esperienza come amministratrice e ha dimostrato di saperlo fare. Mentre la destra si affida sempre alle solite facce».

Cosa dovrà fare il futuro sindaco?

«Rendere ancor più bello e attrattivo il paese, così da invogliare anche i privati a investirci. Se una multinazionale come Burger King ha speso su Fucecchio per aprire un suo punto vendita, vuol dire che ci ha visto qualcosa e che siamo sulla strada giusta. E poi migliorare il sistema di protezione sociale, perché la marginalità sta aumentando: ogni persona ha diritto a condurre una vita dignitosa, come stabilisce la Costituzione, per cui l’amministrazione deve per quanto può favorire le condizioni affinché ciò accada. Infine creare una “fondazione di comunità”, che raccolta le migliori energie del territorio e le faccia confrontare per realizzare progetti ambiziosi, aumentando il coinvolgimento della cittadinanza e comunicando la bontà delle cose che vengono fatte».

Un esempio?

«Penso al Palio, una manifestazione straordinaria che coinvolge tutta la comunità anche durante l’anno grazie all’attività delle dodici contrade. Un evento che ha tutte le carte in regola per crescere ancora e diventare un veicolo di lavoro e di turismo: in quest’ottica dobbiamo continuare a coltivare i rapporti con le altre realtà d’Italia per fare rete, dal nord Italia fino alla Sardegna». l

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