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Furti, bullismo e vandali, sos sicurezza al villaggio scolastico di Pontedera: «Controlli e telecamere»

di Paola Silvi
Furti, bullismo e vandali, sos sicurezza al villaggio scolastico di Pontedera: «Controlli e telecamere»<br>

Lettera congiunta di presidi, Comuni e Provincia al prefetto D’Alessandro: «Salvaguardare plessi e ragazzi»

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Pontedera I presidi alzano il livello di attenzione sulla sicurezza al villaggio scolastico e, insieme ai Comuni della Valdera e alla Provincia di Pisa scrivono una lettera al prefetto Maria Luisa D’Alessandro per chiedere di aumentare la videosorveglianza e incrementare i controlli delle forze dell’ordine.

È la decisione presa mercoledì durante il tavolo sull’edilizia scolastico promosso dalla Provincia che ha coinvolto alcuni degli assessori e rappresentanti comunali e i dirigenti scolastici degli istituti superiori pontederesi. Un primo passo di un percorso più lungo e articolato per contrastare gli episodi che in questi ultimi tempi stanno tartassando l’area frequentata da oltre cinquemila studenti. Dal furto di sei computer portatili all’Iti Marconi ai danni agli armadietti del liceo scientifico XXV Aprile. Dal ragazzo circondato da quattro coetanei, minacciato e derubato, agli specchietti rotti e alla gomme tagliuzzate dei motorini in sosta davanti alle scuole. Dagli insulti che si trasformano in schiaffi e pedate alle risse che, ogni tanto, vanno in scena, nella maggior parte dei casi, in via Milano, fino ai parcheggi decentrati in via Salcioli che, soprattutto di sera, ai ragazzi che frequentano i corsi serali fanno paura da quanto sono bui. In neppure due settimane insomma è capitato di tutto in questa cittadella dello studio.

Così, «nell’ottica di salvaguardare gli edifici ma soprattutto di tutelare i ragazzi – dice Maria Antonietta Scognamiglio, consigliera provinciale con deleghe alla programmazione della rete scolastica e all’inclusione – abbiamo pensato di creare sinergie e coinvolgere il prefetto per installare magari più telecamere che garantiscano un monitoraggio più capillare e facciano da deterrente. Ma la lettera a firma congiunta è solo l’inizio di una progettualità più complessa».

Perché lo step successivo è quello di cercare la collaborazione degli adolescenti che ogni giorno vivono le scuole e l’area in questione. «Contatteremo le consulte provinciali degli studenti perché ognuno deve fare la propria parte. Come dire – aggiunge la consigliera – è inutile, tanto per fare un esempio, cambiare le finestre o installare nuove telecamere se poi non riusciamo a mantenerle nel tempo, a rispettare le strutture e a valorizzare quello che possediamo. I ragazzi devono aiutare le istituzioni con consapevolezza e voglia di trovare sistemi condivisi di cura degli ambienti. Perché se è vero che alcuni soggetti protagonisti di vicende spiacevoli e violente vengono dall’esterno e non sono studenti, altri rientrano invece nella popolazione scolastica». E questi itinerari di dialogo e di confronto andranno ad aggiungersi ad altre attività già presenti nelle scuole. Fra i tentativi per scoraggiare manifestazioni aggressive e distorte tutti gli istituti superiori cittadini hanno predisposto sportelli psicologici e la figura del mediatore dei conflitti che aiuta, nella quotidianità a contenere i barlumi di disagio e a giocare d’anticipo. Ma si può fare di più. «Non basta aumentare gli occhi elettronici o chiedere alle forze dell’ordine di pattugliare la zona in maniera più insistente, i ragazzi vittime di taglieggiamenti o danni devono denunciare. Solo portando alla luce i reati – ne è sicura la consigliera – si possono trovare soluzioni e alternative di riscatto».

Insomma si parte dalla prevenzione ma si punta anche alla redenzione. «Gli approcci di giustizia riparativa funzionano. Chi ha sbagliato – conclude – può avere la possibilità di rimediare e cambiare». l



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