Il Tirreno

Pontedera

L’intervista

Lorella è “Miss suocera 2024”: «Sono cieca fin da bambina, la sfida era con me stessa»

di Francesco Paletti
Lorella Barbuti durante una delle sfilate
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Lorella Barbuti durante una delle sfilate

Dall’infanzia senza sorrisi all’accettazione dell’handicap, Lorella Barbuti: «Vittima di bullismo, ora sono felice e un giorno magari riuscirò anche a prendere la patente»

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PISA. «Più che un concorso di bellezza o di eleganza, per me è stata una sfida con me stessa: soffro di maculopatia degenerativa dalla nascita, praticamente sono cieca fin da bambina. E ho sfilato quasi al buio e su un tacco 13». Sorride Lorella Barbuti, 65 anni, centralinista, moglie, mamma e nonna di San Giuliano Terme. Ma soprattutto suocera.

E lei, infatti, “Miss suocera 2024”: il 6 gennaio scorso all’Hotel Milano Resort di Igea Marina (Rimini) ha sbaragliato la concorrenza e si è aggiudicata il 30esimo concorso nazionale di bellezza e simpatia dedicato proprio a quella parente che, almeno nell’immaginario collettivo, fa impazzire generi e nuore.

Vale anche per lei?

«Non dovrebbe chiedere a me (sorride ndr), ma mi sentirei di escluderlo. La mia famiglia è sempre stata il mio porto sicuro: mi hanno sempre sostenuta e appoggiata in tutto e io credo di averli ricambiato. Pensi che senza i miei familiari, probabilmente non avrei nemmeno partecipato. ..».

Perché?

«Mi hanno iscritta i miei figli Juri che ha 43 anni, Ilaria di 36 e Mirko di 25. A Miss Nonna che si è svolta ad ottobre, sempre a Igea Marina, in cui mi sono classificata seconda. Da lì sono stata selezionata per Miss suocera».

Lei non avrebbe partecipato?
«Non lo so, sinceramente.. Beninteso, in sé la cosa mi ha sempre incuriosito e attratto perché sono una donna che si cura molto e sono eventi che mi piacciono perché ti fanno sentire coccolata. Forse, però, quest’anno non sarei andata».

Invece è andata e ha pure vinto.
«Già. Ed è stata una sorpresa e anche una grande emozione. Ma mi crede se le dico che non era

quello il mio obiettivo?».

Qual era?
«Volevo soprattutto mandare un messaggio forte d’inclusione a tutti le persone che vivono una situazione come la mia e che pensano di non potercela fare: è vero che incontriamo tantissime difficoltà, ma le possiamo superare. La mia vita, ad esempio, penso sia cambiata proprio quando ho cercato di fare della disabilità il mio valore aggiunto. ..».

Che vuol dire?

«Ho cercato di amare il mio handicap e di farne un punto di forza. Anche ad Igea Marina. Sul palco, ad esempio, c’erano le telecamere della Rai che mi hanno abbagliato: io già non vedo niente, solo luci e ombre. Con tutta quella illuminazione ho sfilato praticamente al buio. Ma credo sia stato meglio così, sa?»

Perché?

«Quando sfili davanti alla commissione e al pubblico, rischi di emozionarti o imbarazzarti. Ma io non corro questo rischio (ride ndr): ecco anche in quel caso la cecità, da debolezza, è diventato punto di forza».

Come è arrivata ad amare la sua disabilità?

«Un po’alla volta. Ma on è stato peri niente facile perché la mia infanzia e adolescenza sono state molto tristi. Non ridevo mai, a scuola dovevo stare sempre accanto alla maestra perché non vedevo la lavagna. Poi non potevo giocare con gli altri bambini perché non avevo equilibrio. Sono stata anche vittima di bullismo: portavo degli occhiali bruttissimi e mi chiamavano continuamente “quattrocchi” e anche peggio. Non ho finito nemmeno le scuole medie: a un certo punto mi sono dovuta ritirare. La licenza l’ho presa più tardi, alle serali. Per fortuna c’erano i miei genitori che mi sono stati. Lo sa come ho imparato a camminare sui tacchi?»

Non ne ho idea.

«Mi ha insegnato mia mamma da ragazzina: mi faceva mettere le sue scarpe e girare attorno a un tavolo. Da lei ho imparato anche a truccarmi: “Mamma ma è inutile, tanto non mi vedo” le dicevo continuamente. Lei, però, mi rispondeva che erano gli altri a dovermi vedere …».

Adesso è felice?

«Molto. Ma non certo per la fascia di Miss Suocera, per quanto mi faccia molto piacere averla conquistata. Sono soddisfatta di quello che sono diventata. Ho tanta forza di volontà: ho tre figli che adoro e che mi vogliono bene e mi destreggio tutti i giorni fra la casa, il lavoro, i nipoti e la palestra. Faccio tutto da sola, ovviamente con gli ausili: altrimenti non potrei. Beninteso, a volte cado pure per terra e torno a casa piena di lividi. Ma mi rialzo e riparto. La sa una cosa? Forse, se non fossi stata cieca, non sarei la donna che sono. Ho solo un sogno che non ho ancora realizzato, ma è il più difficile. ..».

Sarebbe?

«Vorrei prendere la patente e guidare un auto. Adesso è impossibile, ma con la rivoluzione tecnologica in corso, chissà che anche per le persone con le mie difficoltà come non si apra questa possibilità»

A proposito, con chi è andata a Rimini?

«Con i figli e con Diego, il mio nipotino di sette anni che è stata l’arma in più per arrivare alla vittoria (ride ndr)».

Addirittura?

«Assolutamente. Ha capito la mia disabilità e mi aiuta tantissimo. Ad esempio nella scelta dei colori dei vestiti. Oppure mi assiste quando mi trucco e mi consiglia e corregge. Facciamo tantissime cose insieme».

Quando ha cominciato a sorridere?

«Intorno ai 30 anni. Prima non ce la facevo. Se la mia vita è cambiata, oltre alla mia famiglia devo ringraziare l’Unione Ciechi, la nostra associazione che mi è sempre stata vicina. Se ho un lavoro è anche grazie a loro».

Perché?

«Ho seguito molti dei loro percorsi, dedicati a stimolare l’autonomia di noi persone con disabilità. E feci un corso per centralinista. È così che ho trovato lavoro: l’occupazione e l’autonomia, sono stati proprio un traguardo enorme. Avevo circa trent’anni e in quel periodo cominciai davvero a sorridere».

Il prossimo traguardo quale sarà?
«Parteciperò anche a “Miss Mamma Evergreen” (ride ndr) : sarà a primavera, sempre a Igea Marina». 
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