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San Giuliano, annegato in piscina a sei anni: il giudice ordina nuove indagini
Respinta la richiesta di archiviazione presentata dal pubblico ministero. L’esame medico legale ha evidenziato che il bambino è rimasto immerso in acqua per oltre cinque minuti
San Giuliano C’è un bambino di sei anni annegato in piscina e un’indagine che rischiava di chiudersi con un’archiviazione senza alcuna responsabilità accertata. Per la famiglia, che da sempre chiede di accertare cosa è successo quel tragico giorno, si accende una speranza. Ci saranno nuove indagini: il giudice dell’udienza preliminare Nunzia Castellano ha respinto la richiesta d’archiviazione, presentata dal sostituto procuratore Aldo Mantovani, dando 90 giorni di tempo alla Procura per approfondire le verifiche rimaste in secondo piano durante la prima fase delle indagini.
L’opposizione all’archiviazione è stata discussa prima di Natale, in questi giorni di inizio anno il giudice ha sciolto le riserve e notificato l’ordinanza che accoglie in gran parte le indicazioni contenute nell’atto di opposizione presentato dagli avvocati Andrea Callaioli e Lodovico Espinoza.
La morte di Anmol Kumar, avvenuta al Meyer dove era stato trasportato dopo i soccorsi, risale al 18 luglio 2022. I familiari fin dall’inizio hanno chiesto di accertare se il dramma avvenuto nel parco acquatico “Piccolo Mondo” a San Giuliano Terme potesse essere evitata. Così come hanno chiesto di accertare eventuali responsabilità dei gestori e se fossero stati messi in atto tutti gli accorgimenti necessari per garantire la sicurezza della piscina.
Il giudice ha dunque ritenuto che, per valutare nella sua complessità la vicenda, sia necessario verificare se la Mondo Piccino avesse adottato tutte le misure finalizzate a scongiurare eventi lesivi a danno degli utenti. Da qui la decisione di approfondire se le irregolarità amministrative, accertate dopo l’incidente, abbiano dato un contributo causale al verificarsi della morte del piccolo Anmol.
Finora la Procura ha indagato la legale rappresentante della società che gestisce il parco divertimenti. Ma la gip chiede di verificare se era tenuta ad adottare idonee misure di controllo e sicurezza in grado di scongiurare eventi come quello che si è verificato. Inoltre, da quanto emerge, non ha condiviso l’argomentazione del pubblico ministero che ha ritenuto di non dare rilevanza causale alla mancanza della figura del secondo bagnino. Sono quindi necessari ulteriori indagini anche in relazione all’adeguatezza dei presidi di assistenza e salvataggio al fine di valutare se l’attività fosse stata idoneamente organizzata, andando a verificare anche ruoli e condotte di eventuali amministratori di fatto che abbiano avuto un ruolo nella gestione del parco. Dovrà essere stabilito se l’unico bagnino presente aveva una formazione adeguata per poter usare il Dae, defibrillatore semiautomatico e per quale motivo il giorno in cui il piccolo è annegato nell’impianto sportivo fosse presente un solo addetto al salvamento.
L’esame medico legale ha evidenziato che il bambino è rimasto immerso in acqua per oltre cinque minuti, un tempo lungo, ma nessuno si era reso conto prima che il piccolo era in difficoltà. Così come dovrà essere fatta luce su eventuali responsabilità anche da parte di chi collaborava nella gestione del parco acquatico, affidata a due diverse società ma sempre legate allo stesso nucleo familiarel
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