Toscana
Calcinaia, tentò di uccidere il padre a coltellate: pena ridotta a cinque anni in appello
Il giovane di 24 anni era accusato anche di maltrattamenti in famiglia
Calcinaia Una storia di maltrattamenti in famiglia, culminati con una violenta aggressione. Il dramma di un padre, che si è costituito parte civile contro il figlio, condannato in primo grado, in tribunale a Pisa a sette anni e mezzo di carcere dove è finito a giudizio per tentato omicidio, maltrattamenti in famiglia, minacce e resistenza e violenza a pubblico, oltre che per porto abusivo di un coltello con una lama di 12 centimetri. Ieri la Corte d’Appello di Firenze ha ridotto la pena a 5 anni, stabilendo la prevalenza delle attenuanti generiche sulle aggravanti al giovane di Calcinaia finito nei guai mentre era sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.
L’imputato, difeso dall’avvocato Luca Poldaretti, è in carcere dal 26 agosto 2022 con l’accusa di aver cercato di accoltellare il padre, con almeno cinque colpi verso l’addome e con un ulteriore assalto, armato di cacciavite. La vita in famiglia era diventata complicata da quando l’imputato, pur in giovane età, aveva cominciato a fare uso di droghe. Era una richiesta continua da parte e quando non riusciva ad ottenere il denaro il giovane, del quale omettiamo il nome in ragione della sua dipendenza, diventava aggressivo. «Aveva come il diavolo negli occhi» ha testimoniato il padre, con grande angoscia, al processo di primo grado.
Diversi gli episodi ricostruiti nel corso del tempo e attribuiti al 24enne. Maltrattava e picchiava la mamma che più volte è stata costretta a chiedere aiuto, raccontando di avere subito furti in casa. Nel 2019 il primo episodio preoccupante. Poi altre aggressioni anche nei confronti del nonno e le minacce rivolte al padre: «Tanto il tuo babbo te lo ammazzo, vi ammazzo, appena posso vi ammazzo». Prima ancora c’erano stati i maltrattamenti nei confronti della madre, i danneggiamenti ai mobili di casa: un calvario per l’intera famiglia, interrotto dall’arresto a cui sono seguite le denunce dei genitori.
Fino all’episodio più grave quando il genitore ha rischiato di essere colpito dal figlio armato di coltello. «Per me era un pugnale, infilato nei pantaloni. Per più volte cerca di colpirmi allungando il braccio. Riesco sempre a scansarmi. Il quinto colpo lo vibra dall’alto verso il basso, ma non mi prende. Urlava: “Sei un infame, hai chiamato i carabinieri. Vi ammazzo tutti, comincio dal nonno”», questo il racconto del padre al processo di primo grado.
Nel frattempo in strada arrivò un vicino. Il 24enne prese un cacciavite e si avventò contro il padre. L’arrivo dei carabinieri della compagnia di Pontedera mise fine all’aggressione con un arresto complicato dallo stato di agitazione del giovane finito in carcere al Don Bosco dove è ancora detenuto. Tant’è che quando i carabinieri di Bientina lo portarono in caserma (dopo l’aggressione avvenuta nel comune di Calcinaia) ostacolò in vario modo intervento.
La sentenza di ieri, anche se le motivazioni ancora non si conoscono, potrebbe presto aprirgli le porte del carcere. l
S.C.
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