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Pontedera, il Piccolo Teatro di via Manzoni rinasce: sarà la culla del lavoro di domani 

Pontedera, il Piccolo Teatro di via Manzoni rinasce: sarà la culla del lavoro di domani&nbsp;<br>

Realizzati spazi per coworking, riunioni e conferenze. Sono a disposizione di professionisti, giovani imprese e startup

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Pontedera Rinasce il Piccolo Teatro di via Manzoni, con le stesse caratteristiche di sperimentazione e ricerca che lo aveva contraddistinto già agli esordi, nella seconda metà degli anni Settanta, ma con una nuova spiccata vocazione digitale. Una rivoluzione che mantiene salde le radici ma che apre a scenari futuristici, degni delle grandi città e delle metropoli interconnesse.

Un po’ ufficio, un po’ campus, un po’ laboratorio creativo «questo spazio – spiega Damiano Bolognesi, fra i soci del progetto – sarà polifunzionale. Un teatro di creatività, libertà e connessioni significative, un centro strategico di innovazione comunicativa e non solo che vuol riflettere il Dna della prossima generazione di talento».

Molte anime per uno stesso luogo che risorge dalla ceneri e si candida a diventare un ecosistema pulsante che catalizza il potenziale dell’arte, declinata in mille sfaccettature ma anche dell’informatica e dei player del domani. «Qui ci sarà tanta contaminazione – dice con sicurezza Bolognesi, anche presidente di Pont-Tech e titolare di Aim, azienda specializzata nella consulenza e realizzazione dei siti web – e le pareti della struttura non separeranno ma collegheranno varie realtà».

Gli ambienti riqualificati e pronti all’uso, che saranno inaugurati ufficialmente il 20 gennaio, si adattano, con un design contemporaneo e attrezzature tecnologicamente avanzate all’evoluzione delle idee e del business. «Il luogo di lavoro ideale insomma – continua – per professionisti, giovani imprese e startup che cercano opportunità di sviluppo e networking in un ambiente stimolante e di prestigio».

Diciotto postazioni per il coworking, cinque stanze per le riunioni, una sala conferenze, un’area break saranno a disposizione per le opportunità di crescita, collaborazioni e sinergie da sviluppare in un posto stimolante e pieno di comfort. Così le possibilità sono pressoché infinite e si dipanano in esperienze di formazione, eventi, agenzia di comunicazione e alternative per imprenditori o aspiranti tali che, in ogni caso, non necessitano di un ufficio strutturato a tempo pieno oppure, soprattutto nella fase iniziale della propria attività, non possono permetterselo.

Ma il Piccolo Teatro risponde anche alla necessità di creare contatti e processi sociali dove le conoscenze, le competenze e le aspirazioni si possono incontrare e scambiare. Ecco la continuità nel cuore, negli intenti e nella pratica con il Centro per la sperimentazione e la ricerca teatrale degli anni Settanta, di cui la struttura di via Manzoni era la sede. Questa storia, che a distanza di decenni non si disperderà ma rivivrà tra le stesse mura e l’identica location, era nata da un piccolo gruppo di dilettanti ispirati dal Living Theatre di Julian Beck e Judith Malina.

Un teatro fatto in casa, ma pensato in grande. Isolato, all’inizio, nella sua stessa città, ma intraprendente per i legami con teatri lontani, che seppe trovare la chiave giusta per osare. Il cuore oltre l’ostacolo e l’impegno.

«Una struttura immaginativa – specifica ripercorrendo le fasi del percorso di allora Bolognesi – che si consacrò come punto di riferimento a livello internazionale». Tanto da ospitare, per fare qualche esempio, due premi Nobel per la letteratura come Dario Fo e la giornalista bielorussa Svetlana Aleksievic. Poi nel 2016 l’immobile, utilizzato fino al 2008, anno del taglio del nastro del Teatro Era, in via Indipendenza, andò all’asta. «Lo abbiamo comprato noi – conclude Bolognesi – e, grazie ad un ingente investimento e a un’operazione durata cinque anni, lo abbiamo completamente recuperato, attenti però a conservarne la natura tesa alla ricerca e a rilanciare l’idea che stava alla base».

I pontederesi torneranno dunque a frequentare quello che per molto tempo è stato uno dei fiori all’occhiello della città. E che, con spirito hi tech, avrà una seconda chance. Con un’unica differenza: l’accesso ai locali sarà in via Dante. l

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di Redazione web