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Piaggio, assunzioni a rischio per le incertezze dell’economia

di Andreas Quirici
Operai al lavoro sulla linea di montaggio della Vespa durante la pandemia all’interno della Piaggio di Pontedera
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Operai al lavoro sulla linea di montaggio della Vespa durante la pandemia all’interno della Piaggio di Pontedera

Pontedera, riprende il confronto tra sindacati e azienda sui “contrattisti”

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PONTEDERA. Venerdì 12 gennaio, data da cerchiare in rosso per chi attende il posto fisso alla Piaggio di Pontedera. Quel giorno, infatti, riprenderà il confronto tra sindacati e azienda per la deroga al Decreto dignità e l’utilizzo degli operai con contratto a termine in vista del picco produttivo di quest’anno. Una routine per le tute blu della fabbrica della Vespa che, negli ultimi due anni, ha visto 105 lavoratori diventare dipendenti a tutti gli effetti dello stabilimento di viale Rinaldo Piaggio. Cinquanta nel 2022, 55 nel 2023. Un trend che i rappresentanti dei lavoratori vorrebbero mantenere, anche sulla base di un accordo con la dirigenza già in essere. Ma le condizioni, rispetto al recente passato, sembrano essere un po’ cambiate. E non sarà facile “portare a casa” i risultati degli ultimi due anni.

Il percorso intrapreso dal post-pandemia è stato quello di una quantità ingente di cosiddetti “contrattisti” (tra 350 e 400 all’anno) inseriti nel ciclo produttivo. Un bisogno che l’azienda aveva per far fronte alle richieste del mercato anche alla luce della necessità di ottenere una deroga al Decreto dignità inserito dal governo formato da Lega e Movimento 5 Stelle che impone l’assunzione a tempo determinato di chi ha superato un certo numero di mesi con contratti a termine. La contropartita all’approvazione della deroga da parte dei sindacati era l’assunzione a tempo pieno di una certa quota di “precari” con più anzianità. Da qui le stabilizzazioni degli ultimi due anni. Ma proprio il cambiamento imposto dall’attuale governo, che ha portato da 12 a 24 mesi il periodo di durata della deroga al Decreto dignità ha creato un primo scoglio per poter ottenere gli stessi numeri di assunti a tutti gli effetti. Un buon numero di “contrattisti”, infatti, ha meno di dodici mesi di anzianità e per loro la deroga che si va a discutere da venerdì non sarebbe necessaria. In questa maniera Piaggio potrebbe avere una posizione di forza nei confronti dei rappresentanti dei lavoratori che non favorirebbe quanto avvenuto nel recente passato.

Al momento sono circa trenta gli operai che hanno cominciato a lavorare nella fabbrica della Vespa nel 2019 e nel 2020, mentre sono circa 80 quelli i cui primi contratti a termine risalgono al 2021. Il problema maggiore è per chi ha iniziato a diventare “contrattista” tra il 2022 e l’anno appena concluso. Sono questi ad avere un’anzianità fatta di meno di 12 mesi di lavoro.

Le posizioni si capiranno meglio da venerdì, ma c’è un ulteriore elemento che potrebbe rappresentare un problema rispetto agli obiettivi dei sindacati. Il mercato delle due ruote va bene e Piaggio sta mettendo in fila trimestrali da record negli ultimi tempi. Ma la situazione geopolitica rischia di influire negativamente su questo percorso di crescita. Al di là delle guerre in Palestina e in Ucraina, quello che preoccupa sono gli attacchi che le navi che trasportano merci subiscono nel mar Rosso dagli Houthi, il gruppo ribelle yemenita, che ha causato il crollo delle portacontainer dal canale di Suez pari al 38%. L’alternativa è circumnavigare l’Africa con maggiori costi complessivi e un ritardo della consegna dei materiali di poco inferiore a un mese. Da qui le preoccupazioni generali per l’economia italiana ed europea che, fatalmente, riguardano anche Piaggio, ormai diventata una multinazionale con stabilimenti presenti in vari continenti, così come importanti fette di mercato.

Un contesto che non ha ancora coinvolto direttamente l’azienda guidata dai fratelli Matteo e Michele Colaninno, ma che potrebbe avere conseguenze a stretto giro. E creare problemi alla trattativa per l’ingresso nella fabbrica degli operai con contratto a termine. Oltre a ridurre il numero di quelli che otterranno il tanto agognato posto fisso in uno degli stabilimento più importanti d’Italia.

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