Gioco
Volterra, un milione di euro di tasse non pagate: inviati mille avvisi di accertamento
Il Comune punta a riscuotere Imu, Tari e Tasi dal 2017 al 2022. Una cifra ingente di cui, di solito, si riesce a incassare una percentuale compresa tra il trenta e il trentacinque per cento
Volterra Oltre un milione di euro da incassare. È la cifra messa a bilancio per l’anno prossimo dal Comune di Volterra rispetto all’annosa questione delle tasse non pagate parzialmente o in maniera completa. E per dare avvio alle procedure dall’ufficio tributi sono partiti oltre mille avvisi di accertamento tra i mesi di ottobre e dicembre 2023. Una cifra ingente di cui, di solito, si riesce a incassare una percentuale compresa tra il trenta e il trentacinque per cento.
Difficile, quindi, vedere entrare nelle casse dell’ente pubblico l’intera cifra come sempre accade e non solo a Volterra. Ma il milione e trentamila euro rappresenta comunque una cifra su cui vale la pena insistere. Palazzo dei Priori, tra l’altro, effettua l’iter ordinario di riscossione in proprio. Solo quando entra in ballo la fase coattiva si avvale della collaborazione di una società esterna. Per il resto il servizio è gestito dall’ufficio tributi, di cui è responsabile Claudio Guerrieri.
E che si tratti di una questione difficile da risolvere lo dimostrano i dati forniti dall’amministrazione comunale rispetto al tentativo d’incassare le tasse non pagate. Negli ultimi mesi, infatti, sono stati inviati 128 avvisi di accertamento per quanto riguarda la tassa sui rifiuti (Tari) per gli anni 2017, 2018, 2019, 2020, 2021 e 2022 per un importo di 115.635 euro. Gli avvisi di accertamento inviati per l’Imposta municipale propria, l’Imu sulle abitazioni per intenderci sono stati 910 e si riferiscono al 2019 e, in parte al 2020, oltre a una parte residuale per gli anni 2021 e 2022 per una cifra complessiva pari a 907.025 euro. Infine ci sono i 10 avvisi di accertamento per il Tributo per i servizi indivisibili (la Tasi) per un importo di 7.380 euro riguardante gli anni 2018 e 2019.
Dagli anni di riferimento dei mancati o parziali pagamenti si capisce quanto non sia facile per un ente pubblico riuscire a riscuotere completamente le tasse evase, anche se la speranza di Palazzo dei Priori è quella di accelerare sulle procedure per riscuotere il prima possibile anche perché incombono le scadenze prossime. Se è vero che s’incomincerà a vedere le prime entrate di quest’ultima mandata d’invio di avvisi di accertamento da febbraio in poi, perché i tempi di pagamento prevedono sessanta giorni di tempo per i contribuenti, è altrettanto evidente che da metà anno in poi gli uffici lavoreranno agli invii successivi. Nello specifico si tratterà di affrontare il residuo dell’Imo riguardante il 2020, l’anno del Covid in cui in molti hanno “declinato l’invito” a pagare le tasse per le difficoltà economiche create dall’emergenza sanitaria. Ma tante categorie avevano agevolazioni, soprattutto gli imprenditori o gli esercenti. Non sarà facile ricostruire nel dettaglio le varie posizioni contributive. E questo comporterà un super lavoro per gli uffici che si occupano di tributi. Ma proprio in virtù degli sconti approntati per fare fronte ai problemi di cittadini e aziende, gli incassi per il Comune saranno ridotti rispetto alla normalità.
La questione tasse per i cittadini e per gli enti pubblici è un nodo centrale. Da un lato, complessivamente, sono troppo alte. Dall’altro rappresentano entrate su cui costruire bilanci sempre più poveri per garantire i servizi. Un problema tipico del cane che si morde la coda che difficilmente verrà risolto a breve. l
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
