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Pontedera, proprietari lasciano dopo 87 anni: nuova vita per la pizzeria “Gino”: «Qui faceva merenda anche Riccardo Fogli»

di Paola Silvi
Pontedera, proprietari lasciano dopo 87 anni: nuova vita per la pizzeria “Gino”: «Qui faceva merenda anche Riccardo Fogli»

Il racconto di Andrea Alderighi: «Una decisione sofferta, era della nostra famiglia dal 1936». Ma la tradizione continuerà

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PONTEDERA. Lei al bancone, lui, con la pala, davanti ai forni. L'indimenticabile carta gialla su cui appoggiare le fette fumanti di cecina o torta che dir si voglia e quelle della pizza con il formaggio parmigiano grattugiato sopra, capperi e acciughe. Non c'è pontederese che non abbia assaggiato i prodotti di Gino. Che non abbia fatto la fila, in attesa di uno spicchio, magari accompagnato da una spuma bionda, davanti al locale in via Roma. La Panda bianca parcheggiata davanti al negozio per scaricare il materiale necessario era segno, per tutti, che stava iniziando il lavoro frenetico della cucina. Ma dopo 87 anni si chiude un'epoca, anzi più di una. La storica coppia Paolina Pucci- Franco Alderighi, uniti nel matrimonio e nella passione culinaria, che ha gestito insieme la pizzeria ereditata dai genitori di Paola (come tutti la chiamano), dal giorno di Natale ha abbassato la saracinesca.

«E' stata una decisione sofferta. Erano anni che i miei genitori pensavano di smettere – spiega il figlio Andrea Alderighi – ma il distacco era sempre troppo forte. Così si concedevano qualche altro mese e si promettevano di tener fede alla scelta magari l'anno successivo. Poi a gennaio del 2023 è morta mamma, anima della pizzeria. Mio padre Franco è andato avanti ma le cose non erano più le stesse. Ed ora, a 81 anni, ha deciso di riposarsi». Ma la tradizione nata nel 1936 dalle mani sapienti di Gino Pucci, padre di Paola, non finirà. Perché a rilevare l'attività sarà Drita Ibrahimi che ha imparato l'arte di impastare proprio dalla coppia nei 15 anni circa in cui ha collaborato con loro. «Drita con l'aiuto di un suo parente, già esperto nel settore della ristorazione – continua Alderighi – ne prenderà la gestione e, con molta probabilità inaugurerà entro gennaio. Sono certo che Franco ci farà spesso un salto». Così lo stile inconfondibile della pizza di via Roma continuerà a vivere e ad allietare i palati. Qui, a due passi dal corso Matteotti Gino nel 1961 trasferisce la sua bottega, aperta 25 anni prima in via della Misericordia, sotto casa sua. La famiglia Pucci sforna pizze ma anche prelibati castagnacci e frittelle. Non si lascia intimidire dalla guerra e trova il modo di aiutare anche tanti concittadini in difficoltà. «Mia nonna – ricorda Andrea – mi raccontava che a loro non era mai mancato da mangiare e potevano sostenere pure qualche vicino». Poi, dopo il boom degli anni Cinquanta, il disastro dell'alluvione del 1966 che non riuscì però a frenare l'impegno e la tenacia di Gino. «Franco invece arriva in un secondo momento – aggiunge il figlio – perché quando si sposò con mia madre lavorava in una ditta idraulica. Mise piede in pizzeria negli anni Settanta».

Ma da allora non ha mai saltato un giorno, sfamando generazioni di pontederesi. E anno dopo anno prende vita il mito della pizza Pucci - Alderighi. Che come spesso accade nelle avventure di successo, si materializza quasi per caso. E diventa una tappa obbligatoria godereccia, pilastro del settore commerciale della città. Tanto che gli aneddoti e gli episodi legati al locale non si contano. C'era un Riccardo Fogli giovanissimo che andava da Gino a fare merenda e che, quando, ormai famoso, tornava a Pontedera, in pausa dalle tournee con i Pooh, non dimenticava mai di passare in bottega. E ancora la pizzeria era appuntamento fisso per i grandi attori che solcavano il palco del cinema Roma negli anni Ottanta, come Enrico Maria Salerno e Veronica Lario, tanto per citarne alcuni. Senza dimenticare che nel 2018 Tommaso Cavallini girò una scena del suo film dedicato a Pontedera proprio in questo ambiente che ha resistito al passare del tempo con la stessa fedeltà al lavoro per la quale ricevette la medaglia d'oro nel 1972 dalla Camera di commercio. 

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