Toscana
Cavalcaferrovia di Cascina, scattano i divieti: mezzi pesanti “respinti” dai vigili
Difficoltà nel primo giorno dell’ordinanza con le limitazioni ai camion. Per il Ponte alla Botte si attende proprio in questi giorni, il varo della progettazione esecutiva
Cascina Da ieri il cavalcaferrovia di Cascina (sulla strada provinciale 31) non è utilizzabile ai mezzi con massa superiore alle 3, 5 tonnellate, a eccezione dei mezzi del trasporto pubblico, di soccorso o addetti ai pubblici servizi. Una situazione difficile, che sposta il traffico sul ponte alla Navetta a Pontedera e il ponte alle Bocchette a Pisa, ha osservato il sindaco Michelangelo Betti. Un serio problema per le aziende della zona industriale di Lugnano e per i camionisti. Il Lungomonte è penalizzato dal nuovo divieto che va ad aggiungersi a quelli già in atto al ponte sull’Arno alla Botte e quello di Calcinaia, con inevitabili ripercussioni su tutta la viabilità, a partire da Cascina. Nel primo giorno di entrata in vigore dell’ordinanza la polizia municipale ha presidiato la rotatoria lungo la Tosco Romagnola, di fronte alla rampa del cavalcavia che si percorre arrivando dalla strada provinciale Vicarese o dalla Tosco Romagnola. Molti gli autisti dei camion “respinti” indietro dagli agenti della polizia municipale, chiamati a fare opera di prevenzione e informazione. Con inevitabili code e rallentamenti lungo la Tosco Romagnola e sul cavalcavia.
Se Cascina ha provveduto a fare installare la segnaletica non è andata così nei comuni vicini, che pure sono interessati dalla chiusura al traffico pesante del cavalcavia. La stessa Provincia che nelle riunioni in prefettura aveva assicurato la disponibilità ad installare la cartellonistica stradale fino a ieri mattina non si era ancora coordinata con gli altri enti. Il divieto è entrato in vigore mentre si assiste al balletto di competenze su chi dovrà fare i lavori per la messa in sicurezza dell’infrastruttura.
«Non è nostro compito capire, chi dovrà intervenire su questa struttura (visto che il Comune di Cascina pone il problema) – dice Maurizio Bandecchi di Assotir – , ma in ogni caso occorre prendere atto delle conseguenze di questa ennesima chiusura sul traffico pesante e delle esigenze puntuali di garanzia della sicurezza della circolazione su tutto il reticolo viario. È evidente che occorra stabilire priorità e tempi di intervento, oltre che un sufficiente impiego di risorse statali regionali o locali che siano, perché scaricare sempre e solo sui mezzi pesanti ogni emergenza, non complica solo la vita ai trasportatori, ma rappresenta una minaccia per l’efficienza del nostro sistema economico, dall’agricoltura, alla distribuzione, alle produzioni industriali e artigianali».
Dal Ponte alle Bocchette a Pisa, fino a dopo Pontedera con il Ponte alla Navetta, in pratica non ci sono corridoi praticabili dai mezzi pesanti sulle direttrici nord sud. «L’importanza del nodo di Cascina – conclude Bandecchi – è già rilevante a cose normali, perché rappresenta il collegamento fra la zona del Lungomonte con la pianura, dense di attività economiche e lo è ancora di più in questo periodo perché l’unica alternativa (oltre al Ponte di Zambra che però è di fatto inutilizzabile per le ridotte dimensioni della rotonda di Caprona) , è il Ponte alla Botte nel limitrofo comune di Calcinaia, interessato da lavori di manutenzione straordinaria e chiuso ai mezzi pesanti da sei mesi». Per il Ponte alla Botte si attende proprio in questi giorni, il varo della progettazione esecutiva e dell’avvio lavori. «Tempi troppo lunghi per non prendere in considerazione soluzioni alternative da parte degli enti competenti» concludel
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
