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Pontedera, trovato morto all'ex Enel: nel palazzo abbandonato tra spaccio e prostituzione
La rabbia dei residenti contro il degrado: la consulta di quartiere chiede progetti per l’edificio dov’è morto un 37enne
PONTEDERA. Un tempo ospitava una cabina di energia elettrica, da qui il nome. Poi è passato in mano a soggetti privati ed è iniziato il lento declino di abbandono. Negli anni ci sono state proposte di recupero e idee anche da parte dell’amministrazione comunale per trasformare quel dedalo di solitudine, fatiscente e disperato in un luogo di aggregazione come una ludoteca o in spazi utili per vari uffici. Ma la questione è complessa e il destino dell’ex Enel è ancora fermo a quello scheletro di mura marce, senza vetri né porte che spicca in via Pisana, nella zona dei Villaggi e che l’altra notte è stato teatro della morte di un uomo di 37 anni di Pontedera. Una tragedia che solleva tanti dubbi sullo stato in cui versa l’edificio e torna a far riflettere su una matassa difficile da sbrogliare, tanto da tenere sotto scacco anche i residenti. «Non vogliamo colpevolizzare nessuno ma questo evento, pur nel pieno rispetto della persona deceduta e dei suoi familiari – dice Andrea Paolucci, presidente della consulta dei Villaggi, a nome degli abitanti del quartiere – è come se fosse la chiusura del cerchio di una serie di criticità che vanno avanti da almeno cinque anni».
Perché la palazzina è stata spesso preda di sbandati e senza fissa dimora. Un ricovero di senzatetto dove si entra bypassando le assi alle finestre e la recinzione e si pernotta. Per tanto tempo è stata addirittura un rifugio notturno di chi aveva allestito una sorta di appartamento. Poi Palazzo Stefanelli intervenne chiudendo gli accessi ed effettuando varie pulizie. Ma, vista l’ultima vicenda, per l’edificio in cui sarebbero dovuti sorgere un centro di aggregazione per bambini, vari uffici comunali e altri privati, la situazione è tornata seria. E la stanchezza dei residenti si sente. «Qui non si parla solo di fenomeni di tossicodipendenza ma anche di prostituzione e di degrado», continua senza giraci troppo intorno Paolucci.
Erba alta a ridosso della recinzione, buchi nella rete del perimetro, sacchi ammassati all’interno del rudere e, soprattutto, un tappeto di siringhe usate e gettate a terra, alcune di queste trovate anche vicino al corpo senza vita del pontederese. «C’è sporcizia ovunque – aggiunge – sia dentro che immediatamente fuori dal terreno che circonda la struttura». Un accampamento a cielo aperto insomma. Un deposito di rifiuti. «Questo spazio – continua il presidente – è frequentato da persone abbandonate alle peggiori condizioni igienico sanitarie. I cittadini sono costretti ad assistere ogni giorno a scene di disagio sociale e umano. I residenti vedono di tutto dai loro balconi. E più volte abbiamo segnalato. L’ultima occasione pubblica è stata durante l’assemblea che abbiamo tenuto a luglio».
Ma se le problematiche che caratterizzano il fabbricato sono sotto gli occhi di tutti, oltre alle lamentele ci sono altre perplessità che attanagliano i residenti. «La sensazione è di una condizione che va alla deriva. E invece servirebbero spiegazioni – aggiunge Paolucci –. Capiamo gli imprevisti e gli impedimenti burocratici ma occorrerebbe sapere quali e se ci sono progetti concreti che insistono su quell’area. Un po’ come per l’ex Consorzio agrario, altra zona soggetta a bivacchi, spaccio e degrado. Ma almeno in questo caso la strada da seguire è chiara e si tratta solo di aspettare che si concludano le procedure per l’hub dei bus che certo metterà fine ai disagi della popolazione che vive nelle vicinanze».
Di fatto l’impasse della palazzina in via Pisana ha origine da un’intricata vicenda finanziaria che, a più riprese il Comune, seppur non riuscendoci per il momento, ha cercato di sbloccare. La proprietà è infatti passata a un fondo d’investimento dopo un fallimento e vari problemi vissuti dal privato che avrebbe avuto tra i suoi compiti, proprio quello di ristrutturare. Così la sistemazione non c’è stata e anche la riqualificazione pensata dal Comune, che non avendo il possesso dell’immobile non può agire direttamente, è rimasto nel cassetto. «Intanto – fanno sapere però da Palazzo Stefanelli – abbiamo sempre seguito la situazione dell’ex Enel e anche recentemente abbiamo sollecitato la proprietà a intervenire sugli accessi per evitare intrusioni». l
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