Il lutto
Violenza sulla minore, no alla richiesta dei compaesani di fare scontare i domiciliari nel borgo al colpevole: non può essere controllato
Il 71enne condannato a 4 anni e 4 mesi: il tribunale ha respinto l’istanza della difesa che chiedeva che scontasse la pena nel suo borgo
PONTEDERA. Una quindicina di compaesani si schierano con un 71enne condannato per avere compiuto atti sessuali con la figlia di alcuni suoi conoscenti che all’epoca dei fatti aveva appena 13 anni. Ma alla fine il tribunale dice no ai domiciliari nella frazione. La storia è avvenuta in un piccolo centro della Valdera i cui protagonisti restano anonimi a tutela della adolescente coinvolta nel fatto, scoperto dai genitori e raccontato per scritto dalla 13enne.
Bisogna tornare indietro nel tempo per comprendere cosa è successo dopo l’arresto e la detenzione dell’uomo.
«Non ha mai avuto comportamenti inadeguati, è una persona molto benvoluta in paese, speriamo possa tornare a casa». Questa in sintesi la lettera di alcuni cittadini – è firmata da una quindicina di persone – che si sono attivati per aiutare il pensionato già condannato per avere compiuto atti sessuali con la tredicenne.
Una gravissima accusa seguita da una pesante condanna. Il giudice Donato D’Auria ha condannato il pensionato (quando è avvenuto il fatto l’imputato aveva poco meno di 70 anni, a 6 anni e 8 mesi, in abbreviato, per la continuità tra i fatti contestati e una recidiva specifica che risale a più di 30 anni fa. Aspetto insolito per questo tipo di reato: in primo grado (la sentenza è di un anno fa) non è stata stabilita una provvisionale per il risarcimento del danno morale.
Poche settimane fa la corte d’Appello, nel processo di secondo grado, gli ha ridotto la pena a quattro anni e quattro mesi. I giudici non hanno riconosciuto l’aggravante della recidiva, decidendo però sul risarcimento dei danni, riconosciuto sia per la ragazzina che per i genitori, cosa non avvenuta a Pisa.
Nel frattempo l’uomo, dopo l’arresto era stato trasferito nel carcere di Prato, aveva chiesto i domiciliari. Al compimento dei 70 anni (poco meno di un anno fa) li ha ottenuti, con il controllo del braccialetto elettronico. Ed è stato ospitato nel paese dell’Alta Valdera dove amici e conoscenti avevano firmato l’accorato appello, prendendo invece le distanze dalla famiglia della minorenne abusata che, come scrivono, non avevano avuto modo di conoscere.
Ecco che arriviamo alla notizia di questi giorni. L’uomo dovrà lasciare l’alloggio dove è ai domiciliari. È dunque scattata una seconda richiesta che ha trovato la ferma opposizione dell’avvocato della parte offesa. Si tratta della richiesta di poter trasferire l’imputato ai domiciliari in un’altra abitazione messa a disposizione da un’anziana cittadina. Ma questa volta è arrivato il no del tribunale.
La corte d’Appello di Firenze, seconda sezione penale, in data 28 novembre, ha respinto l’istanza presentata dal difensore del 71enne. Aveva chiesto di essere trasferito ai domiciliari in un piccolo borgo sulle colline della Valdera, tra case diroccate e in una zona senza servizi. Dove soprattutto sarebbe stato molto difficile effettuare controlli anche solo al braccialetto elettronico.
Contro questa istanza si è espresso il legale che assiste la famiglia della 13enne, l’avvocato Michela Simoncini, che ha interpellato anche il sindaco del Comune interessato per avere un quadro chiaro della situazione e dei servizi di telefonia e internet piuttosto carenti nel borgo. Servizi che servono per controllare la funzionalità del dispositivo elettronico. Il domicilio indicato non è stato ritenuto idoneo e i giudici della corte d’Appello hanno pensato anche alla sicurezza della minorenne. Il sindaco altro non ha potuto fare che dichiarare quella che è la situazione nella piccola frazione.
Una storia che dimostra ancora una volta quando per chi subisce una violenza sia difficile denunciare pensando a quelle che possono essere le conseguenze nella vita di tutti i giorni. I fatti risalgono al 2021. I genitori conoscevano l’uomo e non hanno avuto difficoltà ad affidargli la figlia per alcune lezioni per andare a cavallo.
Una volta rimasto da solo con la bambina, durante una passeggiata nei boschi, lui – queste le accuse – ha approfittato della situazione. Baci, palpeggiamenti e atti più concreti (il reato è il 609 quater del codice penale, atti sessuali con minori di anni 14) . L’imputato si è sempre difeso dicendo che era convinto che la minore avesse 14 anni e pensando che lei fosse consapevole di cosa le stava accadendo. La ragazzina è stata sentita in audizione protetta e poi in sede di incidente probatorio dove ha confermato le accuse che hanno portato l’uomo in carcere
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