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Il lutto

Cascina, morto Valentino Cai: gli storici saloni di auto e la fondazione della Cassa Rurale e Artigiana

di Roberta Galli
Cascina, morto Valentino Cai: gli storici saloni di auto e la fondazione della Cassa Rurale e Artigiana<br>

Per molto tempo ha avuto una concessionaria a Pisa, ha avuto successo anche in campo immobiliare

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CASCINA. È morto Valentino Cai, 89 anni, imprenditore e noto collezionista di stampe pisane, residente a Titignano di Cascina.
L’ultimo saluto venerdì 24 novembre, alle 15, nella chiesa di Bientina. Cai era nato il 27 aprile del 1934 nelle campagne di Bientina. Fin da ragazzino l’imprenditore dimostra una predisposizione particolare per i motori e all’età di 18 anni decide di costruire il suo “Garage Cai”. Da quel momento la sua carriera è un’escalation continua di iniziative imprenditoriali coronate da successo. A soli ventidue anni è socio fondatore della Cassa Rurale ed Artigiana di Bientina; nel 1961 entra nel commercio delle auto straniere, che costituirà una delle sue principali vocazioni, tanto che due anni dopo riceve dalle mani del presidente Volkswagen un riconoscimento per gli straordinari risultati di vendita.
Verso la fine degli anni Sessanta diventa concessionario Bmw e Peugeot e dunque anche per questo era conosciuto in tutta la provincia, oltre che per il suo impegno nella Cassa rurale e artigiana di Bientina.
Nel contempo si rende protagonista di riuscite iniziative in ambito immobiliare, ed attraverso la costituzione di diverse società promuove la costruzione di alcuni edifici che ancor oggi si fanno apprezzare dai pisani per la loro funzionalità.
E poi, per ultima, la sua grande passione per le stampe pisane, una sterminata raccolta che è stata più volte messa a disposizione degli studiosi, degli appassionati, dei musei, delle istituzioni e degli editori.
In particolare la parte delle stampe pisane è stata oggetto di pubblicazioni prestigiose che hanno consentito a Cai di condividere con una intera comunità di appassionati.
A ricordare Valentino Cai è l’avvocato Lorenzo Gremigni, anche lui appassionato di iconografia pisana e amico di famiglia.
«Ricordo – afferma Gremigni – i suoi occhi che brillavano di fronte agli oggetti che amava contemplare con i familiari e gli amici, la sua generosità e la sua schiettezza, il carattere rigoroso, ma passionale come quello di un giovane, nonostante non lo fosse più da tempo». 

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