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Fauglia, persi 5mila quintali di grano per la Barilla: azienda agricola in ginocchio
La pioggia del 2 novembre causato un danno di 250mila euro alla famiglia Musu. Gli agricoltori di Fauglia avevano un accordo per la vendita del raccolto a Barilla
FAUGLIA. Quello che sembrava essere un sistema innovativo, redditizio e rispettoso dell’ambiente, oltre che della salute dei consumatori, si è rivelato un danno per una cifra compresa tra 230mila e 250mila euro. E tutto per colpa del nubifragio che il 2 novembre si è abbattuto sulla provincia, creando allagamenti, disagi e gravi danni economici a famiglie e aziende. Ma il dramma vissuto da Francesco Musu e suo figlio Davide che gestiscono l’azienda agricola di famiglia nella cui denominazione compare anche Giuseppe Musu, fratello di Francesco, è di proporzioni davvero rilevanti. «Abbiamo perso cinquemila quintali di grano raccolto già praticamente venduto alla Barilla», dicono gli imprendotori agricoli di Fauglia.
Video e foto rendono l’idea di cosa sia accaduto all’azienda agricola che a Fauglia ha alcuni appezzamenti di terreno in cui porta avanti la sua attività, aggiungendo anche lavorazioni in campi che prende in affitto nelle zone di Cascina e Santa Maria a Monte. Ma il danno grosso è stato fatto proprio nella sede dove i Musu avevano investito per un sistema di stoccaggio del grano che consente di eliminare gli interventi anti-insetti. In pratica si inserisce il raccolto in sacchi di plastica da 2.500 quintali, spingendolo con un apposito macchinario e creando un grande sottovuoto con un altro dispositivo. Questi maxi contenitori poi venivano adagiati sul terreno mantenendo integro il contenuto fino al momento della vendita.
«Ma l’acqua fuoriuscita da due piccoli fiumi ha allagato il campo dove erano sistemati i sacchi – aggiungono i Musu – sommergendoli e rompendoli, disperdendo e rovinando il grano». Un danno enorme a cui va sommato anche quello avvenuto all’interno di un capannone dell’azienda agricola dove erano stoccati sementi e concimi di cui gran parte è andato completamente perduto.
La situazione ora è critica, perché la ripartenza è a rischio. I tre dipendenti vanno giustamente pagati, ma dopo aver perso il raccolto di una stagione non è semplice ripartire e pensare a tutte le spese che si devono sostenere. «Da un po’ di tempo a questa parte i guadagni sono sempre minori – aggiungono gli imprenditori agricoli – e ogni anno si lavora al limite tra spese e ricavi. Dopo questa inondazione e la perdita del raccolto, si fa ancora più dura ricominciare a lavorare. I campi prima o poi si asciugheranno. Ma non sappiamo se riusciremo a pagare ancora i nostri dipendenti».
Il sistema adottato dai Musu per la conservazione del grano raccolto deriva dall’Argentina. Ma è in Emilia Romagna che gli imprenditori agricoli di Fauglia lo hanno potuto osservare da vicino, testandolo e decidendo di investire per un metodo che, alla lunga, premia la qualità di un prodotto comunque molto richiesto sul mercato alimentare. Un metodo che avrebbe fruttato una cifra considerevole e che avrebbe garantito anche per l’anno prossimo il lavoro necessario per far rendere al meglio i terreni di proprietà e quelli presi in affitto.
Ma con gli allagamenti tutto questo rischia di sfumare sotto i colpi di una pioggia battente che ha stravolto l’inizio di novembre per tantissime persone, provocando danni che, come nel caso della famiglia Musu, diventano estremamente difficili da superare.
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