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Pontedera, l’ultimo caffè nello storico bar del centro: «Vendo, troppa fatica continuare»

di Paola Silvi
Paolo Pinori, la moglie Anna e la commessa Claudia Mannari. Accanto una foto d’epoca
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Paolo Pinori, la moglie Anna e la commessa Claudia Mannari. Accanto una foto d’epoca

La attività in corso Matteotti è già sul mercato al prezzo di 120mila euro più l’affitto

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PONTEDERA. “AAA”, vendesi attività, in pieno centro. L’annuncio della Lux Immobiliare descrive gli innegabili pregi del locale che dispone «di due ampi open-space, un magazzino, due bagni, due stanze attrezzate per la produzione del gelato e per cucinare». In sintesi, 150 metri quadrati con un dehors di generose dimensione. Licenze e autorizzazioni a norma e impianti certificati. Ma quello su cui l’avviso non insiste abbastanza sono i 61 anni di storia.

Dal 1962 il bar La Posta, in corso Matteotti, ha alzato la saracinesca ogni mattina e accolto milioni di clienti. Generazioni di pontederesi si sono fermati per un caffè, un gelato o una veloce pausa pranzo. Con la certezza di incontrare dietro al bancone prima Valentino Pinori, da tutti conosciuto come Luciano e sua moglie Franzola Rovini e dopo i figli Paolo e Alessandro.

Un punto di ritrovo per centinaia di ragazzi diventati grandi tra una partita a biliardo, risate e tante chiacchiere. Un esercizio pubblico che ha segnato un pezzo di vita di Pontedera e che al momento è in vendita per 120mila euro.

Con l’avviamento commerciale, gli arredi e le attrezzature comprese nel prezzo. Resta fuori invece l’affitto dei fondi di proprietà comunale.

«Non c’è ricambio generazionale. I miei figli hanno preso, giustamente, altre strade e ogni anno che passa è sempre più faticoso gestire un locale così grande», dice Paolo Pinori con nostalgia. Perché se da una parte la scelta è stata maturata nel tempo, dall’altra si percepisce tutta la tristezza e la difficoltà della decisione.

«Del resto – continua il proprietario – qui ci sono nato. Quando la mia mamma aprì non avevo neppure due anni». E il centro del bar La Posta è stata davvero Franzola, deceduta a luglio a 96 anni, e la sua tenacia. «All’inizio, insieme a mio zio presero in gestione – riavvolge il filo della memoria Paolo – il bar Commercio, quello che poi è stato il locale della mitica Vera, altro personaggio molto amato a Pontedera. Così mia madre lasciò l’attività a lei e fece di tutto per convincere mio padre, sulle prime restio a compiere questo passo perché lavorava in una fabbrica di ombrelli, a compare una nuova attività».

Ed ecco, nell’estate di oltre sei decenni fa, l’inaugurazione di quello che poi si è trasformato in un luogo del cuore per la città. «Nel 1985 le redini del bar – prosegue – passarono a me e a mio fratello Alessandro, con l’aiuto insostituibile di mia moglie Anna. Ma ora sono stanco, avrei quasi l’età per andare in pensione».

Di fatto sono circa quattro anni che Paolo pensa a una soluzione alternativa per il bar e cerca di cederne la gestione. «Per evitare questo strappo – commenta – avevamo anche ipotizzato di ridimensionare gli spazi e magari ridurre qualche attività, eliminando il servizio di bar e gelateria e tenendo solamente quello della ristorazione. Ma sarebbe come snaturare questo posto. E non voglio assolutamente essere io a cambiare un ambiente che ha retto alle trasformazioni del tempo, della società e ha lasciato ricordi preziosi nei pontederesi. Io che ho sempre avuto le idee chiare, che già in seconda elementare, quando la maestra mi corresse perché avevo commesso degli errori in matematica, gli risposi che le mie conoscenze erano comunque sufficienti per saper fare i resti». Una vita intera spesa tra caffè, colazioni e fornelli. Dedicata ad accudire i clienti che tra quelle mura ci sono cresciuti. Hanno creato amicizie e legami indissolubili. «Ho visto formarsi molti gruppi e qualcuno, proprio come il bar, ha fatto la storia. Ma – conclude – i ritmi lavorativi sono troppo intensi. Non ci sono sabati né domeniche. Si parte alle sei di mattina e si chiude alle 22. Non è detto che una volta venduta l’attività mi ritiri ma certo ho bisogno di una pausa».

Scorrono allora i titoli di coda di un bellissimo film, dove il finale, seppur manchi ancora l’ultimo capitolo, è già scritto.


 

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