Toscana
Nara, tante vite in 100 anni da fiaba. Vicopisano festeggia la “zia” giramondo
La neocentenaria è stata maestra, bibliotecaria, barista, insegnante di taglio e cucito. «Porto nel cuore i tanti viaggi, insieme alla Galleria degli Uffizi, che è casa mia»
VICOPISANO. Nara la maestra «con la quinta elementare», che nel dopoguerra a Lugnano insegnava a leggere e a scrivere ai tanti giovani analfabeti di quel borgo rurale. «Ma anche a cantare» precisa subito dopo. Perché la bellezza, nella vita di questa signora, che un paio di giorni fa ha tagliato il traguardo dei cento anni, ha sempre avuto un posto di riguardo.
E prima ancora, Nara autodidatta: in tasca la licenza elementare, in testa i filosofi e i classici della cultura classica, «a cominciare dall’Iliade e l’Odissea di Omero» sottolinea, che leggeva avidamente nei libri del fratello seminarista, quando tornava. Parla a ruota libera Nara Nocchi, la “zia di Lugnano” come ancora oggi la chiamano in paese.
Scorre il libro di una via lunga un secolo e ogni capitolo che apre diventa quasi una fiaba. In cui, però, la realtà stavolta supera la più dolce delle fantasie. Come quando, sempre subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale, arrivò un signore da Pisa e le lasciò in casa un carico di libri. Così Nara diventò pure bibliotecaria, dispensatrice di libri e cultura per quei ragazzi che in casa sua stavano imparando a leggere e scrivere.
«Ma anche per gli altri, per tutti – racconta – perché in quel tempo a Vicopisano la biblioteca pubblica non c’era ancora, così in qualche modo la facemmo in casa mia». Nara anche che scriveva lettere d’amore. Non per sé, ma per quelle ragazze e ragazzi che non lo sapevano fare. Giovani capaci, magari, di attraversare a nuoto l’Arno, perfettamente a loro agio fra i boschi o gli oliveti dei monti alle spalle del borgo. Assai meno, invece, con carta e penna in mano. «Gliele scrivevo io: non ha idea di quante me ne hanno fatte fare e in molti casi penso che siano state davvero utili perché, grazie anche a quelle lettere, sono nate storie d’amore bellissime e lunghe una vita intera» racconta questa signora che non si è mai sposata.
La posta e, dopo, i consigli del cuore, però, l’hanno accompagnata quasi per tutta la vita. Anche quando, anni dopo, prese in gestione il Bar Sport di Lugnano, il punto di ritrovo del paese. Fra un caffè, un ponce e un bicchiere di vino, c’era sempre chi si avvicinava al bancone e gli sussurrava dubbi, paure e emozioni: «Mi chiedevano pareri su quella ragazza o consigli su come dichiararsi e io glielo davo» ride.
Anche le ragazze beninteso, gli confidavano le pene d’amore. Non, però, al bar. «Feci la scuola e cominciai a insegnare taglio e cucito: da me sono venute a imparare in tantissime e in quel giornate, io gli insegnavo un mestiere, e loro mi raccontavano un po’ delle cose che gli facevano tremare il cuore». L’amore. E poi la bellezza. È l’altro filo conduttore della “zia di Lugnano” a cui due giorni fa tutto il paese ha tributato una grandissima festa, presente anche il sindaco Matteo Ferrucci. Che Nara trovava nei classici, in quelli che leggeva di soppiatto al fratello e poi negli altri di cui si riempì la casa. E nella Galleria degli Uffizi: «Lo sa? È un luogo che amo talmente tanto che per me è quasi casa: ho sempre colto ogni occasione per andarci e anche per farlo conoscere. Ci ho portato tutti i nipoti ad esempio». E poi, dal ‘91 quando è andata in pensione, i viaggi. Il Grand Canyon in California, New York, l’Egitto.
«Ne ho fatti davvero tanti e ora tutti non mi vengono in mente, ma ce n’è un che non dimenticherò mai, le Svalbard e il Polo Nord perché in quel silenzio nella natura incontaminata e sotto quel cielo che bastava alzare una mano per avere l’impressione di toccarlo, a me è sembrato di trovare Dio. Mica penserà che sono matta vero? (ride ndr): sarà anche suggestione, ma per me è stato davvero così».
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