Il Tirreno

Pontedera

«Noi siamo prigionieri dei pusher. Nella cava il mercato dello spaccio»

di Francesco Paletti
«Noi siamo prigionieri dei pusher. Nella cava il mercato dello spaccio»<br>

Sos di 40 famiglie riunite in un comitato per chiedere interventi in via della Barra

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VECCHIANO. «Brucia di vita» c’è scritto sulla parete di uno degli edifici sbrecciati della vecchia cava di Legnaio, poche centinaia di metri dopo la stazione ecologica di via Salcetti. Un murales ben visibile anche dalla vicina autostrada Firenze-Mare, che è proprio lì a due passi, e che suona amaramente ironico.

Perché da quella cava in disuso non si estraggono pietre ormai da decenni, ma a suo modo è ancora in funzione: «Ormai il grosso dello spaccio si è spostato qui» raccontano Claudio Ciurlante e Pasquale Paduano, rispettivamente, presidente e vice del Comitato spontaneo di via della Barra, una quarantina di famiglie già aderenti, «quasi tutte quelle che vivono in questa zona che è prevalentemente agricola e con una bassa densità di popolazione» spiegano. Hanno deciso di organizzarsi perché, ormai da oltre un decennio, questa strada che dal centro di Vecchiano si snoda in una campagna fatta di campi di bietola e ortaggi, oliveti e fossi parallela al fosso della Barra, è diventata una delle centrali dello spaccio del territorio pisano. Bisogna conoscerla per arrivarci.

«Ma il tam tam fra i consumatori si è diffuso e una volta che lo si sa – dice Ciurlante – raggiungerla non è difficile dato che è vicinissima alle principali vie di comunicazione: arrivano da Pisa e da tutto il Lungomonte, ma anche da Lucca e da Livorno». In via della Barra si vende un po’ di tutto, «ma almeno stando alle forze dell’ordine, soprattutto cocaina ed eroina: in passato trovavamo anche le siringhe vicino alle case. Per fortuna, almeno questo, non accade più da un po’».

Poco più di un anno fa, l’amministrazione comunale, su suggerimento della prefettura, installò nella zona anche delle telecamere: «Ce n’erano tre, proprio all’incrocio fra le vie della Barra e Salcetti, due di contesto e una per la lettura delle targhe – raccontano- ed era anche il posto giusto dato che lì inizia il tratto a senso unico della prima delle due strade che è strettissima e spesso è percorsa contromano: si rischiano incidenti frontali e, comunque, non sono mai incontri piacevoli».

Però hanno resistito solo una manciata di giorni: «Meno di una settimana dopo il palo che le sorreggeva, non proprio robustissimo, è stato abbattuto e le telecamere distrutte».

La carcassa dell’asta è ancora lì, ora ricoperta dall’erba alta. Le telecamere, invece, si sono spostate in avanti di alcune centinaia di metri: «Sono lontane e soprattutto non sono in grado di riprendere chi entra in via della Barra in controsenso» scuotono la testa Ciurlante e Paduano. Ne vorrebbero di più, «e tutte collegate con le centrali operative delle forze dell’ordine e poi servirebbe un rafforzamento dei controlli sul territorio: i carabinieri di Migliarino fanno il massimo, ma non basta».

Anche perché la cava è la centrale, ma non è certo l’unico luogo di spaccio. «Prima vendevano soprattutto nell’area del cimitero, vicino al paese, poi, man mano che si sono intensificati i controlli si sono spostati verso l’interno» spiegano. «Fino a poco tempo fa capitava d’incrociare gli spacciatori, anche all’incrocio fra le vie della Barra e del Roncile, ora – proseguono – succede di vederli scendere dagli oliveti, qualche centinaio di metri dopo la frazione di Legnaio». Anche se il grosso rimane là in fondo, nella ex cava. Lo spaccio peraltro è il principale, ma non l’unico dei problemi di via della Barra.

Un altro è quello degli allagamenti: quando piove un po’ più del solito, il tratto iniziale della strada, alcune centinaia di metri a partire dal cimitero, viene praticamente sommerso. «È pericoloso – spiegano – perché proprio non si riesce intravedere il margine fra la fine della carreggiata e l’inizio del fosso che la delimita». Motivo: la mancata manutenzione dei fossi di scolo lungo la strada. In parte sarebbe di competenza dei privati, «ma in parte il Comune può intervenire direttamente e, comunque, può sanzionare coloro che non lo fanno». E poi ci sono le piante che, spesso, invadono la strada. Pure in questo caso la richiesta è la stessa: maggiore manutenzione.


 

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