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Il progetto

Cascina, un ostello per l’emergenza abitativa nella storica villa di via Guelfi: ma è polemica

di Francesco Paletti
Cascina, un ostello per l’emergenza abitativa nella storica villa di via Guelfi: ma è polemica<br>

Il dibattito Il progetto va avanti, ma le liste civiche contestano i costi aumentati. L’ex architetto del Comune: «Un importo esagerato rispetto ai benefici»

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Cascina Rinascerà la villa di via Guelfi, la ottocentesca sede della cooperativa consumo di Casciavola e della Filarmonica Mugnone. Diventerà una struttura dedicata all'emergenza abitativa: «Al primo piano ci sarà una sorta di ostello con cinque camere e una sala in comune e a piano terra spazi per l'attività di associazioni del territorio e negozi di vicinato gestiti da una cooperativa di comunità» spiega l'architetto Franco Allegretti, ex dirigente del settore urbanistico dell'amministrazione cascinese e oggi sostenitore di “Cascina Bene Comune”, l'associazione che, insieme alla lista civica “Lavoro, sviluppo e ambiente”, venerdì scorso ha organizzato un incontro pubblico dedicato al progetto. Che, però, di quel progetto condivide poco o nulla. Punto primo i costi, «che sono lievitati strada facendo passando da quasi 2,4 milioni di euro finanziati ai 3,5 attuali, un incremento del 55% cui dovrà provvedere in larga misura il comune attingendo all'avanzo d'amministrazione – spiega Allegretti- e comunque un importo esagerato rispetto ai benefici dato che un investimento del genere produrrà soltanto una decina di posti per famiglie in difficoltà e in una sorta di ostello». Nei documenti del comune i posti sono 24 e, dati alla mano, l'incremento dei costi è leggermente inferiore, ma rimane comunque altissimo dato che sfiora il 50%. Per l'architetto, però, c'è anche una questione di esecuzione degli interventi, così come sono tratteggiati nei documenti progettuali: «Per dividere gli spazi e realizzare le camere sono previsti dei tramezzi che contrastano con il vincolo monumentale su una villa che risale alla meta dell'Ottocento – tuona -: si rischia di pregiudicare una testimonianza storica e architettonica di grandissimo valore». Sul punto specifico il sindaco Michelangelo Betti non nasconde lo stupore: «La progettazione esecutiva è in corso ed è condotta, in accordo con la soprintendenza – sottolinea-. Per un motivo semplice: sui beni vincolati, e quello lo è, non si possono fare interventi che non rispettino le prescrizioni della soprintendenza, il cui via libera al progetto è condizione indispensabile».

Resta, però, la questione dei costi, lievitati nei mesi. Non solo per la villa di via Guelfi (+47,9%), ma per tutti i progetti Pinqua finanziati per quasi 15 milioni di euro e i cui importi sono aumentati fino a superare i 23 milioni (+56,4%). Il 10% dell'aumento lo ha coperto il governo e 1,3 milioni sono arrivati dalla regione. «Motivo per cui – sottolinea Betti- complessivamente i finanziamenti ottenuti sono passati da 15 a 18 milioni». Per coprire ciò che ancora manca però, è stato necessario attingere all'avanzo di amministrazione. «Fin quasi ad esaurirlo – osserva Poli, consigliere comunale di “Lavoro, sviluppo e ambiente” -: adesso sono rimasti solo 500mila euro, dato che 5,5 milioni sono andati a coprire gli aumenti del Pinqua, 1,6 quelli degli altri progetti Pnrr e 1,2 ulteriori investimenti». Per il consigliere d'opposizione è una problema, per il primo cittadino un merito: «E' una scelta che rivendico – dice -: abbiamo intercettato 18 milioni di finanziamenti, e aggiungendone altri cinque, provenienti da nostre risorse, realizziamo interventi strutturali su beni pubblici dando risposte a gravi emergenze sociali. Per altro è probabile che almeno una parte dell'avanzo si ricostituisca con i ribassi d'asta».

Ma cosa incrementi così alti? «Aumento dei costi delle materie prime, maggior impegno finanziario dovuto al fatto che i Pinqua, in origine finanziati a livello nazionale, sono diventati una linea del Pnrr sostenuta con risorse europee, cosa che ha comportato un livello qualitativo superiore degli interventi e maggiori oneri, e il fatto che, in corso d'opera, in diversi immobili sono emersi problemi di rischio sismico non previsti». l


 

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