Sicurezza
Erede di pasticceri emigrati a Roma apre un negozio in centro a Orentano
Inaugurazione in grande stile per l’attività di Lorenzo Duranti che punta sulla qualità: «Vorrei dare il mio piccolo contributo per far tornare questo paese come lo ricordo»
CASTELFRANCO. A due passi dalla nuovissima pasticceria c’è una strada che porta lo stesso cognome della sua famiglia, via Duranti, là dove sta anche la casa dei nonni. Eppure Lorenzo, giovane pasticcere che da pochi giorni ha inaugurato la sua nuova vita da imprenditore a Orentano, questo suo paese l’ha vissuto da lontano, da Roma, dove tutta la famiglia da almeno tre generazioni si diletta fra creme, torte, pasticcini e naturalmente bigné. «I miei nonni Giovacchino Duranti e Marina Banti stavano qua dietro, in una casa in cui adesso abito io con la mia compagna – racconta – Scesi a Roma, aprirono una pasticceria. E così fecero anche i fratelli di nonno, con figli e nipoti che continuarono la tradizione». Una storia orentanese al 100% che proprio in questi giorni, grazie alla passione ereditata dalla famiglia da questo giovane del 1996, ha finito per rifiorire proprio dove tutto ha iniziato.
Tutto questo nel paese che vanta decine e decine di compaesani maestri nell’arte dolciaria portata in giro per il mondo e nella Città Eterna, ma che per ironia della sorte, da circa un anno, era rimasta senza neppure una pasticceria.
Sabato, fra gli auguri di tutta la frazione, l’inaugurazione del negozio affacciato sulla centralissima via Martiri della Libertà. A Roma, intanto, la famiglia è legata a due pasticcerie, una in zona Tiburtina e una nel quartiere di Monte Sacro. «Per me questo era il paese dei nonni, dell’estate, del Natale, della Pasqua e delle feste. Anche se sono nato a Roma qui ho sempre avuto un pezzo della mia vita. Per questo dopo aver iniziato il mio percorso di studi nella pasticceria ho deciso di tornare qui – racconta Lorenzo –. Tanti amici romani sul momento non hanno capito come mai facessi questa scelta, di provare ad aprire in un paesino in Toscana. Eppure qui mi sono sentito accolto fin da subito».
Il trasferimento, avvenuto nel gennaio 2020, è stato subito seguito allo stop del Covid. «È stato un colpo durissimo – dice – ma l’ho preso come un segno che dovevo continuare a studiare. La formazione non finisce mai». Un percorso lungo, il suo. Tempestato di stage ed esperienze a contatto con i tanti modi di fare pasticceria. «Dopo il liceo ho fatto l’Accademia Italiana Chef, da lì le esperienze si sono moltiplicate: dalla pasticceria espressa di Dolce Roma e Alessandro Capotosti, che mi ha insegnato anche l’arte dell’impiattamento, alla pasticceria americana, quella decoratissima. Ho lavorato in pasticcerie di Roma, Firenze e non solo. Per un po’ ho lavorato anche nel contesto della pasticceria industriale. Ogni esperienza è servita – spiega –. Ovviamente mi sono formato anche alla pasticceria più tradizionale, popolare. Quella che molti oggi risolvono con polverine e creme già preparate, ma che invece amo fare alla vecchia maniera. L’altro giorno una signora assaggiando uno dei miei maritozzi ha detto: “Ma questa è panna vera”. Sono queste le soddisfazioni del mio lavoro. Servono tempo, conoscenza e anche gli strumenti giusti. Se uno apre una pasticceria di qualità deve investire in una cucina dove non manchi niente. La mia l’ho voluta “a vista”: chi entra può vedermi a lavoro dietro al bancone».
Esperienze di cui in Toscana, Lorenzo ha creato il “suo” primo prodotto: il bignolone. «Un bigné XXL, dalla migliore tradizione orentanese – spiega –. Molti hanno perso fiducia nella qualità. Ma se sono tornato a Orentano è anche per questo. Conosco questo luogo e i gusti delle persone come le mie tasche. Mi piacerebbe dare un piccolo contributo per far tornare questo paese come era, come lo ricordo. Sono qui anche per questo».
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