Gioco
Pontedera, ogni mese 4 famiglie perdono all’asta la loro casa
I numeri dell’agenzia che riunisce enti, associazioni e cooperative
PONTEDERA. Più di 4 famiglie al mese hanno subito, nell’ultimo anno, nel comune di Pontedera uno sfratto esecutivo e 2.030 persone, comprese quelle residenti nei territori vicini che fanno parte dell’Unione Valdera, si sono rivolte a Casa Insieme, l’agenzia per l’abitare sociale per una consulenza e un aiuto. Sono i numeri dell’emergenza, tra pignoramenti e case all’asta, «un tema – dice l’assessora alle politiche abitative di Pontedera Sonia Luca – che scotta». Perché oltretutto accade in città in cui i prezzi delle abitazioni continuano a salire e in cui trovare affitti accessibili è sempre più un miraggio. E accade dopo una crisi, innescata anche dal Covid che ha cancellato posti di lavoro, tagliato stipendi e fatto inabissare chi riusciva a stento a galleggiare. Senza dimenticare il rialzo dei tassi d’interesse che rende sempre più difficile alle famiglie sostenere le rate del mutuo. E in assenza di strumenti o agevolazioni stanziate dal governo.
Ecco che i progetti di housing sociale e le attività svolte da Casa Insieme, che ieri ha presentato il bilancio sociale, provano a sfuggire alla morsa del mercato del mattone e a reperire soluzioni a questioni intrecciate a doppio nodo che culminano nella ricerca di un tetto sopra la testa ma raccontano problematiche varie come le differenze culturali, l’incapacità di rispettare un canone mensile, la mancanza di un impiego fisso. Si chiama abitare alternativo ed è una possibilità. Contro il caro affitti e i prezzi alle stelle, senza contare le spese condominiali e le maxi bollette, sempre più spesso le famiglie nelle quali lavora solo una persona, quelle appena arrivate magari da paesi stranieri ma anche divorziati o giovani con contratti a tempo, sono a caccia di strategie per garantirsi un’abitazione.
«L’obiettivo di Casa Insieme – spiega Luca – è quello di accompagnare le fasce più deboli della popolazione, le cosiddette “fasce grigie” che non hanno i requisiti per richiedere le case popolari ma devono comunque lottare per ottenere i diritti che gli spettano. È necessario un approccio integrato che faccia incontrare bisogni delle persone e offerte di immobili sul territorio. Ma è sempre più complicato perché la domanda è di gran lunga superiore all’offerta e le fasce grigie stanno scomparendo, inglobate nella povertà».
Così anche la mission di Casa Insieme cambia volto e si allinea alle nuove esigenze: dalla prevenzione degli sfratti al sostegno alle spese impreviste fino alla mediazione delle diatribe tra inquilini e proprietari. «Come Comune – aggiunge l’assessora pontederese – abbiamo affiancato un fondo di garanzia di 25mila euro. E altrettanto, stanziando 5mila euro, ha fatto l’amministrazione di Casciana Terme Lari». Poi l’associazione può contare su 450mila euro provenienti dall’Unione Valdera per il triennio 2023-2025 e su alcuni bandi regionali. «All’interno di Casa Insieme – dice il presidente Renato Lemmi – associazione nata nel 2006, ci sono tanti soggetti diversi. Dalle Acli della provincia al Comitato Valdera dell’Arci, da Arnera a Il Cammino, da La Pietra d’angolo alla Misericordia. E in quest’ottica di rete abbiamo incrementato gli sportelli d’ascolto in tutta la Valdera e puntato sull’attività di gestione immobiliare sociale».
Che tradotto significa che l’agenzia prende in gestione le case e poi le affitta, a canone agevolato, a nuclei familiari individuati ad hoc dai percorsi sociali. «Lo facciamo – specifica Lemmi – per il Comune di Rosignano con 25 alloggi e sul nostro territorio, dove le locazioni da noi monitorate sono una decina». Ma la sfida all’emergenza abitativa è continua, non si risolve nell’arco di qualche settimane. «Nel ricordare che i nostri servizi sono gratuiti per l’utenza e che ci rivolgiamo non solo a chi cerca casa ma pure a chi vuole affittarla, lanciamo – sottolinea Lemmi – un doppio appello. A chi sta affrontando disagi e complessità affinché venga a farsi supportare il prima possibile e non accumuli mesi di morosità e a chi voglia dare una mano». Porte aperte insomma ai volontari. «Perché proprio far parte di una rete – conclude Paolo Martinelli, delle Acli della provincia di Pisa – è fondamentale per una presa in carico collettiva».
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