Sicurezza
Pontedera, una “casa” per cinquemila islamici: la moschea realizzata dai fedeli-volontari
La comunità in festa per il nuovo centro. «Un traguardo raggiunto con grandi sacrifici»
PONTEDERA. Per cinque lunghi anni ogni venerdì hanno organizzato raccolte fondi e autofinanziamenti. Sono andati tutti i giorni, dopo il lavoro a ristrutturare un’ex fabbrica dismessa. Hanno imbiancato, sistemato e riqualificato un capannone fatiscente, circondato dai campi, in via dei Pratacci. «Ma oggi siamo arrivati al traguardo. Abbiamo fatto grandi sacrifici e ogni membro della comunità ha dato il suo contributo», dicono i responsabili dell’associazione sportiva e culturale La Pace, Said El Yamine e Icamal Abderraban. E la fine del percorso a cui si riferiscono, con orgoglio e commozione, è la moschea.
Taglio del nastro ieri mattina per il nuovo centro di culto islamico, davanti a centinaia di persone provenienti dalla Valdera ma anche dalle provincie di Pisa e di Empoli, alla presenza del sindaco Matteo Franconi, del vice Alessandro Puccinelli e dell’assessora alle politiche sociali, la cooperazione internazionale e i diritti di cittadinanza Carla Cocilova. Una festa colorata e accogliente dove ogni persona che arrivava era la benvenuta. Accolta dalle voci dei bambini che correvano in cortile, dal tè e dalle prelibatezze arabe pronte per essere condivise dopo il rito inaugurale e dai sorrisi degli uomini, fieri del risultato. «La pandemia ci ha impedito di concludere la manutenzione degli spazi nei tempi previsti. Ma per la nostra comunità, che conta quasi 5mila persone – spiegano – questa cerimonia è davvero una gioia. Ringraziamo il Comune e le forze dell’ordine per averci fatto sentire la loro vicinanza. Finalmente possiamo condividere un punto di ritrovo, un centro dedicato a chiunque voglia venire a pregare. Da qui però partiranno pure altri progetti culturali, come le lezioni per imparare l’arabo e gli allenamenti sportivi perché ogni anno partecipiamo almeno a un paio di gare di corsa».
E la struttura che spicca tra il verde, si dipana in stanze e ambienti diversi. Ci sono quattro aule per l’insegnamento della lingua ai bimbi di famiglie musulmane nati in Italia ma aperte anche, senza distinzioni, a tutti coloro che vorranno imparare la scrittura semitica, una biblioteca, un ufficio di segreteria e una moschea con un’area per la preghiera divisa tra uomini e donne. Da una parte un’ampia sala dal tappeto azzurro e marrone con il trono per l’Imam, dall’altra la zona femminile, con il tappeto rosso. «Ognuno di noi, nel suo piccolo – aggiunge Raja Bakadir – si è rimboccato le maniche e ci ha messo coraggio e buona volontà. Ha offerto quello che poteva: soldi, fatica, gambe, cuore e braccia. Tantissimo siamo riusciti a farlo da soli, per altre operazioni di riqualificazione più complesse ci siamo avvalsi dell’aiuto esterno. Ma ecco la casa della nostra comunità. Sarà sempre aperta per ospitare le cinque ore di preghiera, all’alba, due o tre volte nel pomeriggio e la sera».
La luce brilla negli occhi di Raja. E in effetti di strada l’associazione La Pace ne ha macinata tanta. Da quando si riuniva in via del Bosco e poi in piazza del Mercato. «Ce l’abbiamo fatta», inizia così il suo intervento il sindaco Matteo Franconi, dopo il canto dell’Imam. «Questa è una sede degna e adeguata. Un’opportunità per incontrarsi che - continua Franconi – come amministrazione, abbiamo sempre cercato di accompagnare».
E i fedeli musulmani, che frequenteranno questo luogo curato, dalle ampie potenzialità, circondato da vetrate luminose, con porte di legno sapientemente intagliate e lampadari preziosi, che avvicina anche persone del Valdarno e di Volterra si abbracciano, applaudono e accompagnano le autorità in una sorta di tour guidato. “Salam aleikum”, saluta l’assessora Cocilova con un’espressione arabofona, che significa “la pace sia su di voi”. «E se la lingua rappresenta la cultura del paese di riferimento – conclude Cocilova – auguro la pace a tutti noi perché proprio in questo momento ce n’è un gran bisogno. Sono emozionata di essere riuscita a vivere l’apertura di questo luogo di dialogo che afferma l’articolo della Costituzione in cui si esprime il diritto di tutti a professare liberamente la propria fede e con dignità».
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