Il Tirreno

Pontedera

Ambiente

Palaia, le associazioni: «No all’invasione di altri 90mila mezzi coi rifiuti: la discarica deve essere chiusa»

di Paola Silvi
Palaia, le associazioni: «No all’invasione di altri 90mila mezzi coi rifiuti: la discarica deve essere chiusa»

Le associazioni annunciano la mobilitazione

4 MINUTI DI LETTURA





PALAIA. «Alta Valdera: 30 anni da pattumiera». È la scritta bianca, su sfondo nero che troneggia dietro il tavolo dei relatori nella saletta di Montefoscoli dove venerdì sera, il paese ma anche gli abitanti di Legoli, Palaia e qualcuno venuto da più lontano, si sono ritrovati per discutere sulle misure da prendere in merito ai due progetti di Peccioli sul fronte ambiente e rifiuti.

Il messaggio è chiaro e non lascia spazio a fraintendimenti. Lo dicono in coro i partecipanti che hanno affollato l’assemblea, anticipando qualsiasi questione: «La discarica deve chiudere». E non ci sono dubbi ma solo una serie di allarmi e preoccupazioni per un territorio che da decenni sta cambiando volto. Dall’aumento del traffico dei mezzi pesanti che dovranno trasportare ancora più rifiuti alle maleodoranze, dalla necessità di un monitoraggio sul suolo, sulle acque e sull’aria a uno studio di impatto sanitario. Così per i cittadini il percorso è già tracciato e, dopo il riassunto delle puntate precedenti, i prossimi passaggi prevedono nuovi incontri, manifestazioni locali e a carattere regionale.

È Andrea Calloni del Tat, movimento Tutela ambiente e territorio che introduce la riunione e ripercorre le osservazioni presentate rispetto all’ampliamento della discarica di Legoli (piano della Belvedere Spa) e alla realizzazione di un nuovo impianto di ossicombustione (proposto dalla Novatosc srl, partecipata all’85% da Belvedere e al 15% dalla società Oxoco) , basato su un particolare processo di ossidazione termica mediante una tecnologia di combustione senza fiamma e che riguarda quei rifiuti non recuperabili e destinati alla discarica.

Poi è la volta della documentazione di Legambiente Valdera riassunta da Alberto Castellani e del sindaco di Palaia Marco Gherardini che ribadisce la posizione contraria ai due progetti della sua amministrazione. Posizione fra l’altro appoggiata anche dai gruppi consiliari di opposizione e dalla lettera di dieci sindaci del Pd. Entrambi i progetti stanno affrontando l’iter per l’ottenimento del Paur (Provvedimento autorizzatorio unico regionale).

E in attesa che tutto questo dossier venga analizzato in Conferenza dei servizi, che riunisce i soggetti pubblici coinvolti nei procedimenti che prevedono il rilascio di autorizzazioni, nulla osta e pareri necessari per l’avvio degli interventi, prima del giudizio finale che spetta alla Regione, i cittadini non ci stanno. Non possono rimanere in silenzio. «La nuova richiesta di ampliamento della discarica, che arriva dopo l’aumento dei volumi del 2004 e quello del 2014 – dice Calloni – differisce dalla precedente, rigettata solo a maggio scorso, per una limitata riduzione, meno del 20%, dei quantitativi di smaltimenti previsti (da 5,27 milioni di metri cubi a 4,3 milioni, con la riduzione della durata da 25 anni a 18). Le criticità dunque sono identiche a quelle già rilevate. Ma c’è di più. Questo incremento di rifiuti comporterebbe l’utilizzo di 90mila mezzi pesanti che messi in fila arriverebbero a formare un serpentone di 1.350 chilometri, quasi la distanza che c’è tra Milano e Catania. L’aumento del traffico in quest’area avrebbe un impatto devastante sul fronte della viabilità, dell’inquinamento e della fauna selvatica». Senza dimenticare il problema dei cattivi odori che si diffondono in zona. Tanto che a Legoli alcuni residenti hanno confermato di chiamare ripetutamente i carabinieri per incentivare i controlli. «In questi anni – aggiunge Gherardini – abbiamo attivato diversi canali per capire la natura e la provenienza di queste maleodoranze. L’avevano addebitate agli allevamenti. Ma ora non ci sono più mentre gli odori nauseabondi persistono».

Qualche cittadino propone di autotassarsi e installare a proprie spese centraline per mappare il territorio ma è una valutazione di impatto sanitario a essere richiesta all’unanimità. «Non è obbligatoria – specifica Castellani – ma auspicabile visto che l’ulteriore estensione porterebbe la discarica al fine vita nel 2096». Insomma se le maleodoranze sono la punta dell’iceberg di un disagio diffuso, «il problema – sottolineano altri – è la violenza che viene perpetuata in quest’area». Una pressione impiantistica che ha raggiunto il limite, oltre il quale non c’è alcun sviluppo sostenibile. «Chiediamo da tempo a Belvedere – conclude Gherardini – occasioni di confronto ma non abbiamo avuto riscontri. Si sono alzati solo muri. Anche sull’ossicombustione ci sono sperimentazioni in corso in Puglia che non stanno dando i frutti sperati. C’è bisogno di riciclo e riuso, ma la tecnologia deve essere adeguata. Auspichiamo una sospensione per mettere in atto approfondimenti. Proteggiamo la nostra casa. Siamo una comunità e abbiamo come faro il bene comune».


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore