La manifestazione
San Faustino unisce Pontedera tra battello, doni e solidarietà
Maxi processione dall’Arno al Duomo, associazioni protagoniste
PONTEDERA. C’è chi consegna una targa, chi un gagliardetto. Chi porta una maglietta della squadra di calcio, chi un fazzolettone annodato. Chi una divisa giallo-ciano, chi una bandiera. È una sfilata di doni e pensieri quella che conclude, in un Duomo affollato di pontederesi la processione dedicata a San Faustino. Per la seconda edizione dell’evento, il patrono della città non è arrivato in battello. Dal fiume però, dall’Andrea da Pontedera circondato dalle imbarcazioni dei Canottieri, sono sbarcati i rappresentanti dell’amministrazione comunale, i sacerdoti e il cero votivo con tanto di coccarda tricolore che poi alla fine della celebrazione il sindaco Matteo Franconi, a nome di tutti i pontederesi, ha acceso. Il santo nelle settimane precedenti aveva toccato tutte le parrocchie della città e delle frazioni, per un tour all’insegna della preghiera e del senso di comunità. E ieri è stata la volta degli abitanti ricambiare l’omaggio. Pontedera si inginocchia al cospetto della reliquia di quel ragazzino quattordicenne di origine africana, che ha dato la vita, morendo da martire. E lo ha fatto non solo a parole ma anche offrendo simboli e promesse che raccontano la quotidianità delle associazioni, delle realtà sportive e del mondo del volontariato che ha risposto all’appello di nuovo presente, appena 24 ore dopo essere sceso nelle piazze per dare testimonianza del suo impegno.
Dagli scout ai Fratres, dall’Unitalsi alla Misericordia, dalla Stella Azzurra alla polizia di stato, il serpentone colorato si snoda in via Saffi, in corso Matteotti, e sul Piazzone. La banda Volere è Potere suona mentre le Vespe aprono il corteo. Tra curiosità e sacralità l’iniziativa unisce e anticipa la vera celebrazione, quella di giovedì, quando sarà il giorno del patrono. «Chi era davvero San Faustino?», chiede Giovanni Santucci, vescovo emerito di Massa che in città è stato parroco alla fine degli anni Settanta. «Sappiamo che era giovane – dice – che era straniero ma sono le sue scelte che devono colpire. La sua generosità che rispecchia il vero comandamento dell’amore».
Così sull’onda di quell’amore religioso ma anche un po’ laico perché raccoglie intorno alla figura del santo non solo gli uomini e le donne della chiesa, si respira un’atmosfera di condivisione. Che ha portato a riunire in centro, centinaia di persone per un percorso che festeggia una ricorrenza che va avanti dal 1801. In onore dell’eroico cristiano è più di un mese che le tante realtà pontederesi si danno da fare e organizzano eventi a tema, conferenze e tornei. E se Eugenio Leone, coordinatore del programma, vorrebbe il ritorno del santo in processione, l’incontro tra il giovane del Trecento e la sua città è comunque ben riuscito. Poche le assenze. Dopo il momento di preghiera collettivo, concelebrato dal preposto don Piero Dini e da altri parroci storici come don Angelo Cuter e don Giulio Giannini, il cesto dei doni era colmo.
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