Toscana
Processo Stella Maris e accuse di maltrattamenti. La testimonianza: «Non sapevamo come gestire gli ospiti della struttura»
Processo Stella Maris. Parla uno dei 15 imputati
FAUGLIA. «In quel posto eri solo. In tre anni non ho mai visto una dottoressa. Solo di mia iniziativa, dopo un po’ di tempo, ho fatto un corso per operatore socio sanitario».
Giulio Fignani, 29 anni, di Vada, è uno dei 15 imputati nel processo sui maltrattamenti alla Stella Maris di Montalto di Fauglia.
Da tempo non è più nel centro e per la prima volta parla nel procedimento in cui è sotto accusa con la mamma, Nicoletta Casalini, 56enne, sentita anche lei nel pomeriggio insieme con il coimputato Gabriele Lucchesi, 42 anni, livornese.
All’epoca della misura cautelare, l’allora operatore Fignani davanti al gip si era avvalso della facoltà di non rispondere. Al contrario ha deciso di dare la sua versione dei fatti ieri mattina di fronte al giudice Susanna Messina rispondendo alle domande del pm Fabio Pelosi e del suo legale, Massimo Gambacciani.
La linea difensiva è quella dell’impreparazione del personale nel gestire gli ospiti della struttura, rimandando così a una responsabilità oggettiva in capo alla Stella Maris. Fignani non lavora più per la Stella Maris dove era entrato a 19 anni.
«Avevo la terza media e nessuna esperienza – spiega in aula – Mia madre lavorava già lì e dopo un colloquio venni assunto. Dopo qualche anno ho fatto un corso Oss, ma solo perché volevo farlo io».
Il pm gli ha contestato quello che nei video l’imputato compie contro uno dei degenti in refettorio.
«Sui filmati molte cose sono travisate – si difende – . A mio parere non sono cose da segnalare. Gli atteggiamenti aggressivi possono essere chiariti. Quando si vede l’immagine in cui sembra che dia delle testate all’ospite non è così. Era lui che chiedeva il contatto fronte-fronte. Poi le escoriazioni sulla testa erano dovute al fatto che lui la sbatteva contro le finestre. Era sempre molto agitato».
Il pubblico ministero legge le frasi registrate nei video e pronunciate da Fignani contro il paziente: «Non sono tuo madre, con lei puoi fare il c...o che ti pare. Mangia tutto, porco». E aggiunge: «Non si rendeva conto di utilizzare un frasario sbagliato? Per quale ragione si rivolgeva così a quella persona? »
L’imputato risponde ritornando alla necessità di contenere come meglio poteva l’irruenza del paziente.
«Lui era molto aggressivo ci voleva un po’ di polso – è il chiarimento – Avevo imparato a conoscerlo. Se ti vedeva intimorito non sapevi come andava a finire».
Ancora il pm a definire competenze e formazione del personale con la domanda che è un po’ il cuore del processo, al di là degli episodi evidenti emersi nelle videoregistrazioni effettuate dai carabinieri del nucleo investigativo.
Chiede il dottor Pelosi: «Qualcuno le insegnò a gestire queste criticità? Fignani: «No, mai viste le dottoresse dal giorno in cui firmai il contratto. In quel posto eri da solo. Mai chiesto niente a nessuno. E nessuno mi ha mai detto cosa fare».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
