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San Miniato, l’Etrusca scrive a nonni e genitori: «Palazzetti come ring, basta insulti»

di Francesco Turchi
San Miniato, l’Etrusca scrive a nonni e genitori: «Palazzetti come ring, basta insulti»

La lettera scritta da un ipotetico baby-cestista: «Non urlate e non offendete». La società: «Problema generale, serve un segnale contro gesti diseducativi e multe continue»

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SAN MINIATO. I bimbi giocano, i genitori guardano e fanno il tifo (educatamente). L’arbitro arbitra. A ciascuno il suo ruolo, insomma. Niente di strano, sulla carta. Poi nella realtà le cose stanno diversamente. Sui parquet come sui campi di calcio, con le tribune che si trasformano troppo spesso in teatri di “spettacoli” tutt’altro che educativi per coloro che stanno in campo, con le frasi più sprezzanti che escono senza controllo dalle bocche dei parenti, in direzione di arbitri (quasi sempre ragazzini poco più grandi dei baby-cestisti) o avversari. E chi gioca ne risente. Sicuramente sul piano educativo, ma anche su quello emotivo. C’è chi incassa il cattivo insegnamento e chi, addirittura, arriva a chiedere ai genitori di non andare più a vedere le partite.

Tutto questo mentre le società, che lavorano quotidianamente per trasmettere valori, oltre che insegnamenti sportivi, da una parte vedono vanificati gli sforzi e dall’altra subiscono anche un danno economico, con le multe a raffica che arrivano dalla Federazione per stigmatizzare i comportamenti scorretti. E allora, nel suo piccolo (perché episodi così si verificano, purtroppo, ovunque) l’Etrusca San Miniato ha deciso di intervenire. Non si tratta di una società qualsiasi: qui ci sono oltre 200 tesserati, oltre la metà dei quali giocano a Minibasket; e poi le varie squadre giovanili e le due squadre senior.

L’Etrusca ha deciso di provare a invertire la rotta, almeno in casa sua. E lo ha fatto mettendosi nei panni di un ragazzino che scrive ai suoi familiari.

Una semplice lettera già messa in vetrina sui social e che presto sarà affissa anche al palazzetto. Un richiamo al rispetto dei ruoli e del prossimo. «Cari genitori, cari nonni – si legge – . Se siete venuti per vedermi giocare, ricordate che: l’allenatore ha il compito di allenare; l’arbitro di arbitrare, io di giocare. Il vostro compito è quello di incitare la mia squadra. Non pensate ai consigli tecnici, non urlate, altrimenti mi mettere in confusione! Ricordatevi anche che io ho il diritto di sbagliare. Non insultate l’arbitro e gli avversari: sono ragazzi come me. Godetevi la partita».

Il messaggio è chiaro. E a spiegarne le origini è Francesca De Rosa, dirigente responsabile del Minibasket, che gestisce anche la segreteria della società sanminiatese: «Ormai troppo spesso gli impianti diventano un ring, dove dagli spalti si grida di tutto contro gli avversari dei propri figli o nipoti o verso gli arbitri, che nel Minibasket (5-11 anni), sono adolescenti, poco più grandi dei giocatori e peraltro messi a disposizione dalla società ospitante. Ma anche nelle giovanili il quadro è più o meno lo stesso: gli arbitri sono giovani e mi è capitato di vederli uscire dal campo in lacrime o di togliersi il fischietto e “offrirlo” ai genitori in tribuna, dicendo “vieni te ad arbitrare”. Per non parlare di quello che si sente dire da padri e madri ai propri figli, sul trattamento da riservare agli avversari. E chi gioca, come chi sta in panchina, sente e vede tutto. Al punto che in alcuni casi sono gli stessi figli a dire ai loro genitori “non venite più alle partite”. Tutto questo è inaccettabile».

Senza considerare, come se non bastasse, l’aspetto economico: «Ogni volta che accadono episodi di questo tipo la società viene multata. E siamo stanchi di buttare i soldi in questo modo. Quando sono al palazzetto, lo faccio sempre presente ai “protagonisti” di certe situazioni. Ma non basta. Anzi, talvolta mi sono sentita rispondere “io pago e faccio quello che voglio” oppure “sono un libero cittadino e dico ciò che mi pare”». La classica frase utilizzata come pretesto nelle situazioni più svariate per giustificare qualsiasi atto o presa di posizione, come se la libertà fosse un passepartout per giustificare qualsiasi comportamento. «Dovremmo insegnare, tutti insieme, l’educazione. E invece, per esempio, la conseguenza di tutto questo è che mancano gli arbitri, nessuno lo vuole fare. E capisco i ragazzi». Insomma, serve un’inversione di rotta generale: «Anche gli istruttori e gli allenatori – sottolinea De Rosa – devono essere più attivi da questo punto di vista, specialmente quelli del Minibasket: devono esporsi in prima persona, richiamando coloro che in tribuna non si comportano in maniera civile. Non dobbiamo più tollerare coloro che nel weekend vanno a sfogare la propria rabbia nei palazzetti».

E così, alla luce di quanto visto e sentito nelle ultime stagioni, in vista che quella appena iniziata entri nel vivo, ecco la decisione di scrivere la “lettera”: «Non solo. Ogni nostra squadra ha un accompagnatore e tra i suoi compiti ci sarà anche quello di richiamare coloro che hanno un comportamento sopra le righe. Presto – conclude De Rosa – il volantino con il messaggio per genitori e nonni sarà affisso anche al palazzetto, con la speranza che il messaggio arrivi a destinazione». E che magari, chissà, l’iniziativa venga replicata anche da altre società sportive, di qualsiasi disciplina. l

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