Il Tirreno

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L’emergenza

San Miniato, piano per salvare la pieve-simbolo: «Servono almeno 320mila euro»

di Giacomo Pelfer
San Miniato, piano per salvare la pieve-simbolo: «Servono almeno 320mila euro»

Edifici privati rischiano di “trascinarla” a valle, le parrocchie si mobilitano. Il progetto prevede la separazione della chiesa dagli edifici privati

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SAN MINIATO. Servono almeno 320mila euro per mettere al sicuro la pieve medievale di San Giovanni Battista a Corazzano, stabilizzando le fondamenta e sistemando la brutta crepa che in pochi anni si è aperta all’interno. Una corsa contro il tempo, per risolvere una situazione che rischia di mettere in serio pericolo la chiesa simbolo della Valdegola. Colpa degli edifici addossati sul fianco destro della struttura. Edifici di proprietà di un ente privato, abbandonati e ormai irrimediabilmente danneggiati, ma che continuano a “scivolare” lungo il versante della collina trascinando dietro di sé anche la mura della chiesa. Nasce da qui il progetto che la parrocchia di Santa Maria in Valdegola ha commissionato all’ingegnere Massimiliano Poli e all’architetto Lori Bagnoli, arrivati giovedì scorso a Corazzano per illustrare i lavori da fare e annunciare una prima stima dei costi.

«Nei primi anni 2000 – ricorda il parroco don Simone Meini – era già stato condotto un primo intervento di messa in sicurezza che aveva riguardato però solo il campanile e il fianco sinistro dell’edificio, mentre su quello opposto non fu fatto niente proprio per la presenza degli edifici privati. Adesso però quelle strutture stanno venendo giù, portandosi dietro anche la pieve a cui sono addossate, come dimostra la frattura che si è creata all’interno nella navata laterale destra». Da qui la volontà di intervenire, «perché rimandare ancora, secondo i tecnici, potrebbe essere rischioso – dice don Meini – anche alla luce dei sempre più frequenti acquazzoni, destinati ad allargare la spaccatura del terreno che sta facendo scivolare una parte della collina». Il progetto prevede innanzitutto di separare le mura della pieve dagli edifici laterali, realizzando una sorta di taglio che permetta di stabilizzare le fondamenta della chiesa e intervenire poi all’interno per risanare la crepa.

«In questo modo gli edifici privati, sui quali potremo intervenire con una liberatoria della proprietà – spiega il parroco -, saranno liberi di “muoversi” senza mettere più in pericolo la stabilità della chiesa».

Per farlo servono però 323mila euro, almeno stando alla stima calcolata in base al tariffario regionale, al netto ovviamente di ulteriori rincari e di eventuali imprevisti in corso d’opera. Un importo al quale concorreranno tutte le chiese che fanno capo alla parrocchia della Valdegola (La Serra, Balconevisi, Corazzano e Moriolo) come deciso di comune accordo nell’incontro di giovedì. Pur essendo un’unica parrocchia, infatti, ciascuna delle quattro chiese mantiene un’identità giuridica propria, dunque con un proprio bilancio e con entrate e uscite separate. «In pratica abbiamo deciso che gli utili delle quattro chiese saranno destinati al progetto – spiega don Meini – senza stare a guardare chi metterà di più e chi meno. Per realtà piccole come le nostre è l’unico modo per poter sostenere certi investimenti: unire le forze e stabilire di volta in volta una priorità». Il prossimo passo, adesso, sarà la presentazione del progetto all’attenzione della diocesi, che a sua volta dovrà valutare se e come contribuire, confidando ovviamente anche nell’aiuto di enti e fondazioni. «Possibilmente vorremmo avviare i lavori entro la fine del 2024 – conclude il parroco – in modo magari da finire tutto per il Giubileo del 2025».


 

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