Il dolore
Maxi incendio a Vicopisano: la brace, i turisti e l’inferno. Imprenditore imputato
Accusa di incendio colposo per il titolare di un agriturismo da cui divamparono le fiamme capaci di distruggere 25 ettari nell’agosto 2021: chiesto il rito abbreviato
VICOPISANO. Una richiesta di rito abbreviato per definire in una sola udienza in camera di consiglio l’accusa di incendio colposo che nell’agosto 2021 distrusse circa 25 ettari di bosco.
È stato l’avvocato Paolo Maddaleni, difensore dell’imputato Ebenezer Sackey Mensah, 30enne, originario del Ghana, titolare dell’agriturismo Toscanolio, a formalizzare ieri mattina il ricorso al rito alternativo davanti al gup Nunzia Castellano. Il pm è Giancarlo Dominijanni. Le parti civili nel procedimento, tra Comune di Vicopisano e privati, sono rappresentati dai legali Valentina Giani e Silvia Fulceri.
Fin dal primo momento Mensah ha respinto la contestazione di aver favorito l’incendio per un comportamento negligente nello smaltire i residui di un barbecue. E con il rito abbreviato, un giudizio sulla base degli atti, è convinto di poter dimostrare l’assenza di responsabilità in un rogo che tenne per una notte Vicopisano con il fiato sospeso, memore della devastazione del Serra e di un altro incendio di rilievo avvenuto qualche mese dopo.
Secondo l’accusa Mensah avrebbe gettato involontariamente i resti di una braciata ancora accesi in una porzione di terreno ricco di vegetazione secca. Di qui l’incendio capace di distruggere 25 ettari di bosco e far evacuare diverse abitazioni nel corso della notte durante le opere di spegnimento in cui vennero mobilitate decine di persone.
Del tutto estranei alla vicenda sono risultati i turisti francesi che invece fin dalle prime ore erano diventati i colpevoli agli occhi di molti. Loro erano gli ospiti della struttura turistica, ma non gli autori dello smaltimento imprudente delle braci ancora ardenti. Dopo l’utilizzo del barbecue da parte di una coppia, l’attrezzatura venne adoperata dai nuovi inquilini. Nella ricostruzione dell’accusa, però, non sarebbe stata adottata la cautela di non gettare la brace ancora fumante. Anche perché il braciere venne svuotato in un punto, individuato come l’innesco del grosso incendio, dove tra rami secchi e vento il fuoco aveva avuto vita facile a crescere fino a diventare ingestibile. I francesi spiegarono subito di avere acquistato delle pizze, mostrando uno scontrino a chi indagava. I resti dei cartoni, insieme a quelli delle pizze, erano stati in effetti ritrovati. Quelli dei carboni, che sarebbero stati smaltiti allo stesso modo, secondo il proprietario, no. Le indagini, portate avanti dai carabinieri della stazione di San Giovanni alla Vena insieme a quelli della stazione dei carabinieri forestali di Calci, durarono quattro giorni e si conclusero con la denuncia del gestore.
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