Sicurezza
Peccioli, piano-bis per ampliare la discarica: la Belvedere presenta un nuovo progetto
Dopo la bocciatura da parte della Regione, l’azienda ha presentato una nuova istanza di Paur (Provvedimento autorizzativo unico regionale). La volumetria scende a 4,3 milioni di metri cubi, il periodo da 25 a 18 anni
PECCIOLI. Conferimenti drasticamente ridotti, così come la durata. Due parametri rivisti in base alle indicazioni che erano arrivate dalla Regione nell’ambito della “bocciatura” dello scorso maggio, giustificata dalla giunta guidata da Eugenio Giani con le criticità emerse in sede di Conferenza di servizi (che riunisce tutti i soggetti pubblici coinvolti nei procedimenti che prevedono il rilascio di autorizzazioni, nulla osta e pareri necessari per la realizzazione di nuovi interventi, sia pubblici che privati, analizzando progetti, osservazioni e controdeduzioni), che si era conclusa con un parere negativo (non vincolante) all’operazione, i cui numeri erano stati giudicati eccessivi.
Ora la Belvedere Spa ci riprova e presenta una nuova istanza di Paur (Provvedimento autorizzativo unico regionale) su un nuovo progetto di ampliamento della discarica di Legoli che – allo stato attuale – dovrebbe chiudere a fine 2024: uno scenario che finirebbe per innescare un’emergenza-rifiuti a livello regionale, considerando il ruolo strategico del sito.
Perché no
Ma andiamo con ordine. Il primo progetto valutato dalla Conferenza prevedeva il conferimento di ulteriori 5,2 milioni di metri cubi di rifiuti speciali in venticinque anni, a partire dal 2025 (poi il completamento dei ripristini ambientali, un anno per il collaudo delle opere realizzate e l’inizio della post-gestione trentennale a partire dal 2053). La Conferenza aveva espresso parere negativo perché l’operazione «non risulta adeguatamente motivata in relazione ai fabbisogni di mercato e analisi dei flussi di provenienza del rifiuto; non è adeguatamente dimensionata sulla stima dei fabbisogni e dei flussi annuali e la durata di coltivazione è stabilita aprioristicamente sulla base del volume finale».
E ancora, «estende genericamente l’offerta a rifiuti di provenienza extra-regionale, senza indicare, filiere, flussi, quantità e fabbisogni; non è in linea con la gerarchia comunitaria per la gestione ottimale dei rifiuti, che prevede come ultima opzione il conferimento in discarica: pertanto, rappresenta un potenziale disincentivo al raggiungimento degli obiettivi dell’economia circolare». In conclusione «la proposta non si pone in una logica di proporzionalità fra consumo delle risorse e benefici per la collettività».
Piano “B”
A quel punto la Belvedere Spa aveva presentato una serie di «modifiche sostanziali – aveva scritto la società – che rispondono ai temi sollevati dalla Conferenza», con l’obiettivo di tenere aperto il procedimento, evitando di ricominciare l’iter da zero. Il 28 febbraio arriva la nuova documentazione di integrazione volontaria annunciata da Belvedere, che prevede una «riduzione della volumetria (da 7,1 milioni - comprensivi di 1,6 milioni di metri cubi a recupero per coperture giornaliere - a 5,4 milioni), modifica delle pendenze e della morfologia finale del progetto, riduzione della durata di coltivazione (da venticinque anni a vent’anni con eventuale interruzione dei conferimenti a 16 anni) e impostazione dei ripristini per fasi successive di minore entità e durata». Ma questa revisione è di proporzioni tali – sostiene la Regione – che non può essere inserita come una semplice modifica all’iter in corso. Semmai deve essere il punto di partenza di un progetto ex novo.
Nuovo tentativo
Insomma, la Regione stessa aveva tenuto la porta aperta, facendo però i conti con la delicatezza dell’argomento (l’esempio è il caos scatenato con il via libera di tre anni fa alla riapertura – concretizzata a gennaio 2023 – della Grillaia a Chianni) .
Quel “piano B” è diventato il punto di partenza del nuovo progetto «che prevede – scrive la Direzione ambiente ed energia della Regione, settore Valutazione impatto ambientale-Valutazione ambientale strategica – una razionalizzazione dei sistemi di gestione del percolato e del biogas, una complessiva riorganizzazione funzionale e una nuova collocazione degli impianti di servizio, procedendo al contempo ad una diversa conformazione morfologica dell’area di messa in posto dei rifiuti, mediante la realizzazione delle seguenti opere: argine di sbarramento del percolato, sistema di raccolta e sollevamento del percolato, impianti di gestione del biogas e del percolato, demolizione vecchi impianti e servizi, realizzazione di viabilità di accesso e nuova area accettazione/uffici/spogliatoi, impianto antincendio ed elettrico, realizzazione di ingressi controllati, regimazione acque pluviali e opere per la mitigazione dell’impatto ambientale». E ancora «le opere da realizzare consentiranno di ottenere un ulteriore volume utile per lo smaltimento pari a circa 4,33 milioni di metri cubi in grado di garantire una capacità di smaltimento dell’impianto pari a circa 18 anni».
Primi passi
Il progetto ricade nel territorio del Comune di Peccioli e interessa a livello di impatti anche il Comune di Palaia e quello di Montaione. Per questo nel giugno scorso il Settore Via «ha richiesto ai soggetti interessati di verificare la completezza della documentazione presentata in allegato all’istanza ai fini del rilascio delle autorizzazioni richieste». Sulla base dei contributi dei due enti, è stata richiesta alla Belvedere Spa la documentazione integrativa, per poi avviare formalmente l’istanza di Paur. Ora la Regione chiede a una lunga serie di enti e istituzioni «di voler formulare il parere o il contributo tecnico istruttorio, relativamente agli aspetti di competenza, entro il 22 settembre 2023, evidenziando la necessità di richiedere eventuali integrazioni al proponente. Poi l’iter entrerà nel vivo. E, almeno sulla carta, dovrebbe essere più rapido, visto che una parte della documentazione aveva già ottenuto l’ok nella prima fase.
Il “verdetto” potrebbe arrivare già entro la fine dell’anno.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
