La Torre Corsini è “prigioniera” costa ma non si può ristrutturare
Protetta con l’impalcatura dal 2015, la spesa è di 10mila euro l’anno
PONSACCO. Da otto anni il Comune paga il noleggio delle impalcature con cui è avvolta torre Corsini, l’unica presente nel centro storico di Ponsacco di epoca medievale, che ha bisogno di una ristrutturazione troppo costosa e complessa. Dal 2015 il ponteggio svetta sui tetti degli edifici lungo corso Matteotti in attesa di un finanziamento che non arriva. Ma i soldi spesi dall’amministrazione comunale in tutto questo tempo rappresentano comunque una cifra notevole.
Poco meno di diecimila euro ogni anno, tra noleggio e verifica delle condizioni di sicurezza, dopo gli oltre 15mila spesi all’inizio per l’installazione. Tanti soldi che, però, non si avvicinano agli oltre 150mila euro di preventivo presentato otto anni fa per la ristrutturazione della torre, tra lavori, spese tecniche e per la sicurezza dell’eventuale cantiere. Ma il conto economico attuale è di gran lunga superiore a quello del 2015. Sia per l’aumento dei prezzi dei materiali registrati negli ultimi tempi, sia per il fatto che l’ingresso alla torre Corsini passa obbligatoriamente da un appartamento che si trova al secondo piano del palazzo in corso Matteotti. Un’abitazione anche questa da ristrutturare completamente, con una scala di accesso ripidissima che rappresenta una barriera architettonica molto difficile da superare.
Insomma, un vicolo cieco messo in secondo piano dall’amministrazione comunale guidata dalla sindaca Francesca Brogi che, in questo tempo, ha dato priorità a progetti ben più importanti per la comunità di Ponsacco. «L’impalcatura, tra l’altro, garantisce sicurezza ed evita che ci siano crolli d’intonaco – spiega il vice sindaco con delega ai lavori pubblici, Massimiliano Bagnoli – perché per ora non è possibile intervenire sulla torre. È un peccato, perché potendo salire in cima si godrebbe di una vista unica su Ponsacco e l’intera zona. Ma i costi per poterla aprire al pubblico e la complessità dell’operazione la rendono inaccessibile. È vero che paghiamo un affitto delle impalcature dal 2015. Ma è altrettanto evidente che, in assenza di finanziamenti a disposizione, abbiamo scelto di puntare su altri progetti, più utili alla popolazione».
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