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Pontedera, a 84 anni continua a giocare a calcetto: «Un esempio per tutti noi»
Il circolo Galimberti festeggia l’ex idraulico Iacopo Bellandi: «La sua gioia è contagiosa»
PONTEDERA. Indomabile. A 84 anni Iacopo Bellandi non smette di avere uno sguardo curioso sul mondo, di seguire tutto quello che accade nella sua Pontedera, di dedicare tempo al volontariato e soprattutto di giocare a pallone. Tutti i martedì dell’anno, non ne salta neanche uno, si ritrova con il suo gruppo e gioca a calcio a cinque. Divisa viola della Fiorentina, sua squadra del cuore, al centro del campo, pronto a entrare in azione.
Non importa insomma l’età anagrafica, con la volontà, l’impegno e la passione, si può fare di tutto. Compreso il giocatore di calcio, a fianco di atleti che hanno, come minimo, venti, più spesso trenta anni di meno. Succede al circolo Galimberti, e per i soci che con Iacopo fanno parte del consiglio ma anche per i compagni di squadra, ogni volta è una sorpresa. «È lui – dice Giovanni Esposito – a essere una sorpresa e per questo volevamo festeggiarlo. Non è scontato trovare tempo per gli altri, fuori dal comune mettersi in gioco a un’età in cui al massimo si passeggia e si fa ginnastica».
Per chi frequenta il circolo Galimberti dove in estate si organizzano campi solari e in inverno tante sono le attività ricreative e di socializzazione, dal teatro ai balli di gruppo, dal calcetto al volontariato per chi ha bisogno, Iacopo Bellandi è un’istituzione. Una certezza. «La sua – continua Esposito – è una storia di resistenza e semplicità. Un esempio di prontezza di spirito e di fiducia nel futuro. Iacopo faceva l’idraulico e lavorava sodo. Poi quando è andato in pensione è riuscito a ritagliarsi uno spazio per il suo amato sport, il calcio. E, diventato socio del circolo, in consiglio insieme ad altre sette persone, ha iniziato a giocare e si è inserito in una nostra squadra amatoriale. Quando scende in campo, nessuno crede che abbia più di ottant’anni. Ma la sua gioia è contagiosa e va raccontata».
Così Esposito ha deciso, all’insaputa di Bellandi, di festeggiare la costanza nello sport come nella vita, raccontando la partecipazione sportiva di questo atleta sui generis. «Un modo per fargli i complimenti e per dimostrare che i limiti, anche quelli anagrafici, possono essere superati. Perché – conclude – senza serietà e responsabilità in ogni aspetto della quotidianità, nel lavoro come nel volontariato o nello sport non si ottiene niente. Una lezione che non dovremmo mai dimenticare».
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