Gioco
Dopo 12 anni si lavora per cancellare la voragine nell’argine dell’Arno
Ritardi dovuti a burocrazia e rinunce, entro un mese la fine del cantiere
SAN MINIATO. Sembra essere la volta buona per i tanto attesi lavori sull’argine sinistro dell’Arno, a seguito di una frana che da anni metteva in apprensione i residenti della sponda sanminiatese. Il cantiere, riaperto agli inizi di luglio, si è avviato ed è già giunto alla fase operativa, per l’installazione dei micropali di contenimento. «Secondo le stime il tutto dovrebbe essere concluso alla fine di settembre, prima del periodo delle piogge – commenta il sindaco di San Miniato Simone Giglioli – . Si trattava purtroppo di una gara vecchissima, apertasi nel 2018 ed incappata in una sequela di rifiuti da parte delle stesse aziende che di volta in volta vincevano l’appalto, a causa del caro-prezzi, certo non agevolato dal Covid prima e dalla guerra dopo. Come amministrazione abbiamo sempre fatto tutto il possibile, in continuo contatto con il Genio Civile e la Regione, affinché si concludesse questo importantissimo lavoro per l’assetto idrogeologico del nostro territorio. Sappiamo quanto i cittadini ci tenessero e finalmente siamo arrivati a compimento».
Storia travagliata, quella di questi lavori. Era il 31 dicembre del 2011 quando alcuni cittadini, a seguito di una piena che aveva interessato l’Arno, notarono l’apertura di una voragine sulla sponda sinistra, ben visibile sotto il ponte fra San Donato e Santa Croce. Iniziava un periodo di continue segnalazioni e solleciti, portati avanti anche dalla consulta sandonatese, fino a quando, nel 2016, la Regione Toscana inseriva nel documento operativo per la difesa del suolo la segnalazione idraulica nella zona di San Donato, che avrebbe portato nel 2018 allo stanziamento di 500mila euro (800mila nel complesso) per la messa in sicurezza.
La scaletta dei lavori prevedeva l’avvio della parte progettuale nel 2018 con termine degli stessi nel 2019.
Avviata la cantierizzazione, iniziati i primi sfalci dell'argine, tutto poi si ferma, almeno fino all'estate del 2020. A seguito di una rinuncia da parte della ditta aggiudicataria e di problemi burocratici il cantiere è ancora arenato, malgrado un nuovo giro di taglio alberi, erba, sfalci e analisi preliminari per la ricerca di ordigni bellici. Una nuova ditta di Reggio Calabria, nel luglio del 2022, posiziona il cartello di cantiere, sposta del terreno, esegue nuovi tagli.
Ancora una volta, tutto si blocca, fino alla riapertura del cantiere in queste settimane.
Soddisfazione anche da parte della consulta, che più di tutti aveva in questi anni lavorato per mantenere alta l’attenzione su una situazione che preoccupava molto i residenti. «Negli stessi mesi in cui dall’Emilia Romagna arrivano immagini terribili, che ci testimoniano quanto tutti i soldi spesi nel ripristino idrogeologico siano importantissimi, vediamo che anche a San Donato qualcosa si è sbloccato – commenta Roberto Bartalini, presidente della consulta – . Restiamo fiduciosi che i lavori giungano a compimento, con tanto di taglio degli ultimi alberi ad alto fusto rimasti e dei cumuli di sabbia e detriti accumulati poco dopo il sito della frattura, che impediscono il normale deflusso delle acque nei momenti di piena».
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