Il Tirreno

Pontedera

Fondi Pnrr, l’allarme del sindaco. «Insostenibile l’aumento dei costi»

di Francesco Paletti
Michelangelo Betti. È il sindaco di Cascina
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Michelangelo Betti. È il sindaco di Cascina

Cascina Betti: «Impresa impossibile se i rincari superano il 10 per cento»

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CASCINA. Prima questione: «Nell’ambito della rinegoziazione del Pnrr, ci sono interventi che non saranno più finanziati per un valore complessivo di 16 miliardi. Si può sapere quali sono o conoscere almeno settori interessati? »

Seconda questione: l’aumento dei costi dei progetti, causa inflazione e incremento dei prezzi energetici e delle materie prime.

«Il governo, al riguardo, ha comunicato che coprirà fino a un massimo del 10% dei rincari degli interventi approvati a patto che riguardino opere non differibili: ma se gli incrementi saranno superiori, chi se ne farà carico? Pongo il problema perché, da quel che vediamo a Cascina, è in molti casi saranno superiori».

È un grido d’allarme quello che lancia il sindaco Michelangelo Betti, Comune che ha intercettato oltre 30 milioni di euro per progetti che spaziano dalla rigenerazione urbana, come il progetto Pinqua finalizzato alla realizzazione d’interventi di edilizia sociale (15 milioni) , alla riqualificazione dello storico teatro Bellotti Bon e la bonifica dell’ex Decoindustria (cinque milioni per ciascuno dei due interventi) .

La situazione sta diventando preoccupante?

«Molto, soprattutto per la mancanza di chiarezza sulle prospettive future. In questo momento i Comuni un po’come sugli alberi le foglie d’autunno parafrasando Ungaretti».

Teme che fra i progetti non finanziati ve ne possa essere anche qualcuno che riguarda il vostro territorio?

«Spero di no perché noi siamo in pari con le tappe previste dal Pnrr. Sarebbe importante averne certezza: 16 miliardi non è una cifra da poco».

Riguardano solo interventi che sono talmente in ritardo da non essere più realizzabili?

«Se così fosse, sarebbe una decisione sensata. Se interessassero anche progetti che sono già stati avviati e procedono regolarmente allora è sicuro che vi saranno problemi».

Di che tipo?

«Il paletto finale è il 31 marzo 2026: per quella data tutti i progetti approvati devono essere completati. Noi stiamo facendo una pressione enorme sugli uffici per stare nei tempi. S’immagina se fra qualche mese, scoprissimo di aver perso tempo perché una parte dei progetti non saranno più finanziati con il Pnrr? Senza dimenticare l’altra questione, ossia gli aumenti dei costi dei progetti rispetto al finanziamento accordato».

Teme aumenti consistenti?

«In alcuni casi ne ho già la certezza. Tre esempi: il nuovo asilo nido di Sant’Anna e le mense delle scuole elementari “San Francesco” a Titignano e “Ciari” a Cascina. Nel primo caso i costi del progetto sono saliti a 2,3 milioni, il 57% in più rispetto al finanziamento che è di poco meno di 1,5 milioni. Negli altri due casi, gli incrementi sono, del 76% per la mensa delle San Francesco, dato che da un finanziamento previsto di 410mila euro siamo arrivati a 720mila, e del 63% per quella delle Ciari, dove siamo passati da 440 a 719mila euro».

Chi paga la differenza?

«Fino ad una maggiorazione del 10% la copertura è assicurata dal governo, il resto per ora è a carico dei Comuni».

Sarete in grado di provvedere?

«Finché le cifre sono dell’ordine di grandezza che ho citato, ce la possiamo fare sia pure con fatica. Ma se la stessa percentuale di aumento riguardasse progetti come il Pinqua, che prevede un finanziamento di 15 milioni di euro, allora sarebbero guai seri: per un’amministrazione come la nostra assicurare finanziamenti integrativi di sei o sette milioni, potrebbe diventare un’impresa quasi impossibile».

È per discutere di questo che avevate pensato di convocare un consiglio straordinario ad inizio agosto?

«Lì il problema era un altro: entro il 9 agosto avremmo dovuto approvare la progettazione del Pinqua e l’unico modo per centrare l’obiettivo era convocare un consiglio straordinario. Ad inizio mese, però il governo ha concesso una proroga di 60 giorni. L’urgenza è venuta meno e abbiamo rinviato».


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