Sicurezza
Addio a Rosati, “padre” della Incas: l’ex operaio che costruì un impero
L’avventura imprenditoriale è datata 1 maggio 1955. Franco aveva 98 anni ed era uno dei decani dei conciatori
SANTA CROCE. Quando i figli passavano a trovarlo il primo pensiero correva sempre alla conceria. «Come va? Quanti ordini ci sono? » domandava prima ancora di farsi raccontare tutto il resto, con l’affetto e quel pizzico di nostalgia di chi per una vita ha vissuto il lavoro e l’azienda come fosse il più caro dei legami familiari. Una vita di sacrifici e di enormi soddisfazioni quella di Franco Rosati, storico imprenditore conciario di Santa Croce, tra i fondatori del Gruppo David e della conceria Incas, scomparso ieri mattina alla soglia dei 98 anni che avrebbe compiuto il prossimo 8 settembre.
Un’avventura umana e imprenditoriale quasi irripetibile, iniziata praticamente dal nulla e trasformata in pochi anni in un impero di aziende che ha segnato e accompagnato la storia del comprensorio. Classe 1925, nato e cresciuto a Santa Croce, Rosati ha fatto parte di quella ristretta cerchia di conciatori che davvero hanno plasmato il distretto negli anni del boom economico del secondo dopoguerra.
Un pioniere e un pilastro, partito però come semplice operaio in una delle aziende attive all’indomani della guerra. Un evento drammatico quello del fronte, durante il quale Rosati subì anche la perdita dell’amico Remo Bertoncini, coetaneo castelfranchese fucilato per diserzione nel marzo del ‘44. Figlio di Cesare Rosati, contadino di professione ma orgogliosamente istruito, Franco iniziò a lavorare nella più umile delle mansioni conciare, quella di scarnatore, come ricorda il coltello ancora in bella mostra nell’ufficio nel figlio Renzo all’interno della conceria Incas.
L’avventura imprenditoriale è datata 1 maggio 1955, quando Rosati fonda il marchio Il Veliero insieme ai soci Renato Rovini e Damasco Melai. Da lì a pochi anni nascerà il Gruppo Rosati (a cui faranno capo diverse aziende della zona), poi ribattezzato Gruppo David, all’interno del quale nascerà nel ‘72 la conceria Incas, trasferita successivamente a Castelfranco in un nuovo stabilimento di concezione avveniristica per l’epoca.
Una realtà oggi guidata dagli eredi dei fondatori, a cui Franco è rimasto sempre legatissimo, continuando a frequentare la conceria fino a pochi anni fa.
«Quanto mi piacerebbe rivedere la mia bella Incas» ripeteva spesso ai figli, soprattutto da quando i problemi di salute degli ultimi anni avevano reso complicato camminare. «Eppure con la testa era sempre in azienda» ricorda il figlio Piero, nonostante l’amarezza per la perdita della moglie Gina scomparsa nell’agosto del 2020, con la quale a settembre dello stesso anno avrebbe festeggiato i 70 anni di matrimonio. Appassionato di caccia e soprattutto di pesca, Franco Rosati è stato anche un amante dei viaggi, spesso esotici, alcuni dei quali in compagnia dell’amico Piero Caponi, altro storico conciatore morto lo scorso marzo.
Esposta da ieri nella camera ardente allestita nell’abitazione di famiglia in via San Tommaso 127, la salma di Franco Rosati sarà trasferita alle 16,30 di oggi nella chiesa di Sant’Andrea per il funerale.
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