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Pontedera, “Giapponesi” a 50 anni dall’impresa trainano il ritorno del volley maschile

di Paola Silvi
Pontedera, “Giapponesi” a 50 anni dall’impresa trainano il ritorno del volley maschile

Festa nella palestra del Polo Carlesi per i vincitori del titolo italiano nel 1973 In 18 mesi la società. Era può contare su 50 atleti nelle giovanili e una squadra in B

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PONTEDERA.  L’intesa è la stessa. E i risultati anche. Perché non solo si torna indietro in un lampo e si rivive la gioia di mezzo secolo fa quando il Cus Pisa, con l’anima e la maggioranza dei giocatori però della Zoli, il mitico team che da un piccolo quartiere di provincia volò in serie A, vinse il campionato italiano. Ma si festeggia anche il ritorno, dopo quarant’anni, della pallavolo maschile a Pontedera. Con la nuova società Era Volleyball Project che, in poco più di 18 mesi, può contare su oltre 50 atleti nelle giovanili e su una squadra in serie B.

Ieri i protagonisti di quell’avventura leggendaria, gran parte dei cosiddetti “giapponesi di Pontedera”, che il 15 aprile 1973 sconfissero in semifinale la Panini Modena e in finale il Palermo con un tie-break al cardiopalma, si sono dati appuntamento proprio nella palestra che celebra la loro storia, quella del Polo Dino Carlesi, intitolata a loro e al capitano dei capitani Fabrizio Nassi, medaglia d’argento alle Olimpiadi del 1978 e scomparso nel 2019. E, tutti presenti, da Antonio Chelli a Massimo Doni, da Alessandro Lazzeroni a Ludovico Masotti, da Renato Mansani a Claudio Andolfi, da Giuseppe Turini a Fabio Innocenti, a Giancarlo Chelli e Alberto Barsotti, hanno omaggiato il cinquantesimo anniversario del titolo di campioni d’Italia juniores, donando gli scudetti conquistati, che andranno in cornice, sotto alla targa all’ingresso della struttura. Simboli e momenti di condivisione che raccontano un passato glorioso, un sogno diventato realtà.

I “giapponesi” erano dei miti per la generazione pontederese degli anni Settanta ma anche per gli appassionati del volley. «Ci chiamavano così – spiega Innocenti – perché facevamo pallavolo con schemi mai visti primi in Italia e che a quei tempi, avevano messo in pratica solo i colleghi del paese del Sol Levante». Velocità, tecnica e finte per ingannare e superare gli avversari. «È stata una parentesi di sport fantastica – ricorda Antonio Chelli – partita da un campo sterrato dell’oratorio al quartiere Oltrera. In pochi anni siamo arrivati in serie A». L’Us Zoli è nata ufficialmente nel 1967, figlia dell’intuito di don Vasco Bertelli che insieme al dottor Emilio Zoli, da cui riprende il nome, decide di costituire un’organizzazione sportiva. «Eravamo allenati da Claudio Piazza che, oltre alla pallavolo, ci ha insegnato l’impegno e la disciplina», dicono i giocatori, oggi con qualche ruga e capello bianco in più. E Piazza che vive a Pescara non poteva perdersi questo evento e ha mandato un videomessaggio di ringraziamento ai suoi atleti e al sindaco, ripercorrendo i momenti clou, con gratitudine e sensibilità. «Ci siamo divertiti tanto – continua Renato Mansani – e il cuore, quando ricordiamo, batte ancora forte come allora. Ci allenavamo sempre e ogni occasione era buona per ritrovarci. La domenica scavalcavamo le vetrate della palestra e giocavamo».

Stagioni indimenticabili e una carrellata di vittorie che hanno portato poi Nassi, Innocenti e Lazzeroni in maglia azzurra ai mondiali di Roma del 1978. «Fair play e spirito di squadra, valori che vorrei che qui, nella palestra e a scuola – commenta la preside della Curtatone Maura Biasci – trovassero casa». Esempi di tenacia e passione che dopo cinque decenni sono di nuovo alla ribalta, in memoria anche di chi non c’è più. «Abbiamo fatto tanta strada – dice il sindaco Matteo Franconi – e la storia dei Giapponesi è un elemento portante per la città tanto che se ne parla e se ne continuerà a parlare. Chi oggi si avvicina a questo sport, non può che farci riferimento e prenderla come stimolo di crescita».

E non a caso, il volley maschile è tornato a riempire le palestre pontederesi. «Perché è uno sport educativo, bello, pulito, dove non c’è spazio per l’egoismo», conclude Innocenti.


 

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