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Tribunale

Artigiano morto in ditta a 51 anni, condannato il titolare

di Pietro Barghigiani
Artigiano morto in ditta a 51 anni, condannato il titolare

Castelfranco, precipitò da un cestello alzato dall’imprenditore con un muletto

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CASTELFRANCO DI SOTTO. Una condanna e un rinvio a giudizio per un infortunio sul lavoro in cui perse la vita un artigiano di Capanne, Salvatore Vetere, 51enne, all’interno di un capannone della ditta di rifinitura di pellami Atlante Finish di Castelfranco di Sotto.

Luciano Buggiani, 70 anni, titolare dell’azienda, è stato condannato per omicidio colposo con rito abbreviato a un anno e 2 mesi con la sospensione condizionale. A giudizio per lo stesso reato una seconda persona, la cui posizione sarebbe marginale rispetto alle contestazioni all’imputato principale. La prima udienza è fissata a febbraio 2024.

Buggiani era difeso dall’avvocato Anna Francini, il secondo imputato dall’avvocato Laura Antonelli. Il gup Nunzia Castellano (pm Aldo Mantovani) ha disposto anche una provvisionale di 20mila euro per ogni parte civile costituita e rappresentate dall’avvocato Rolando Rossi.

Secondo quanto venne ricostruito da carabinieri e funzionari Asl, Buggiani avrebbe manovra il muletto e alzato Vetere fino al punto in cui l’artigiano avrebbe dovuto stuccare una fenditura. La perdita di equilibrio e la caduta a terra furono fatali. Era il primo febbraio 2021. Era andato nella ditta per fare altri lavori, poi il titolare gli aveva chiesto di dare un’occhiata anche a una piccola crepa su muro, vicino al soffitto.

Nella sintesi di una ricostruzione messa insieme dagli investigatori lo scenario più vicino alla sequenza dei fatti sarebbe quello di una caduta dal cestello sistemato sulle pale di un muletto. Buggiani, presente per altre questioni nel locale, lo aveva alzato con il muletto fino all’altezza desiderata. Vetere sarebbe entrato dentro un cestello di metallo che non era ancorato al muletto e che era stato appoggiato su un pallet di legno, inforcato dal veicolo prima di cominciare il lavoro in muratura. Il titolare aveva tirato il freno del mezzo, poi sequestrato dall’Asl, e se ne era andato.

«Quando finisco ti chiamo, così mi riporti a terra» erano state le ultime parole di Vetere, accanto al quale, ma spostato di alcuni metri per fare altri lavori c’era uno dei fratelli, Luigi. La soluzione adottata per stuccare le fenditure era stata quella più rapida. Allestire un ponteggio avrebbe significato impiegare molto più tempo. La praticità dell’esecuzione aveva portato a escogitare la scorciatoia dall’epilogo fatale. Purtroppo il pancale era di un legno ormai logorato e non avrebbe retto al peso dell’artigiano.



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