Sicurezza
Pontedera, la boxe perde un grande protagonista: addio a Giancarlo Barabotti
Nel 1977 è stato campione italiano dei superleggeri, si è spento per la malattia. Cresciuto Fuori del Ponte si era trasferito a Buti con la famiglia
PONTEDERA. La boxe di Pontedera perde un eccellente protagonista del passato. Si è spento all’età di 72 anni, indebolito da una malattia degenerativa che negli ultimi tempi aveva stretto ancora di più la morsa, Giancarlo Barabotti. Lo paragonavano a un Nino Benvenuti prima maniera per la potenza dei suoi colpi e perché aveva dominato la categoria dei pesi superleggeri, sconfiggendo nel 1976 Piero Meraviglia, diventando campione italiano. Negli anni d’oro della grande boxe, in lui vedevano la grinta di una fiera, un cavaliere senza macchia e senza paura che riuscì a difendere il titolo, sconfiggendo anche Giuseppe Minotti. Nel 1977 fu però Barabotti a essere messo al tappeto da Hugo Barraza. Poi riprovò l’impresa ma non riuscì a riacciuffare la corona.
Una passione, quella per la boxe, nata da giovanissimo. Aveva appena compiuto 18 anni quando fece il suo ingresso nella pugilistica. «Erano i tempi - ricorda il consigliere comunale e memoria storica della boxe pontederese, Riccardo Minuti - di Guido Mazzinghi, fratello maggiore di Sandro, di Mario Redi e un po’ più tardi di Giancarlo. Furono decenni ricchi di emozioni e di successi, trainati da Vito Consoloni, storico allenatore e presidente della sezione pontederese. Giancarlo dopo un anno militava già tra i dilettanti, combattendo ben 151 incontri e vincendone 124». Nel 1972 a Genova si aggiudicò il titolo assoluto nella settimana nazionale delle forze armate. E da lì iniziò la sua carriera da professionista, collezionando, tra il 1974 e il 1975, ben 12 successi. Così i ricordi tornano prepotenti. Di Giancarlo sul ring, con un sinistro da favola, capace di colpire anche indietreggiando. «Eravamo amici, siamo cresciuti insieme Fuori del Ponte, quando il quartiere si snodava in sole due strade, via Vittorio Veneto e via delle Colline. La sua casa - racconta Minuti - era nella piazzetta che si affaccia su via delle Colline, dove c’era un distributore. La chiamavano la vecchia piazzetta dello Storm che faceva da punto di riferimento e di ritrovo per i ragazzi. Abbiamo condiviso le serate e i pomeriggi, la dedizione alla boxe, gli allenamenti».
Poi Giancarlo nel 1980 attacca i guantoni al chiodo, sposa Carla Valdiserra, si trasferisce a Buti, diventa padre e lavora come rappresentante. Ma la boxe resterà sempre il suo primo amore. E quando va in pensione si dedica ai suoi olivi, coltiva un altro interesse, stavolta quello per l’enologia e i vitigni. «A luglio avremmo festeggiato - dice la moglie - 50 anni di matrimonio. È stato devastante vederlo ammalarsi e soffrire». Barabotti oltre alla moglie, lascia i figli Angela e Tiziano e i nipoti. Per chi volesse portare l’ultimo saluto, la salma è esposta nella sua abitazione in via Pietro Frediani a Buti mentre il funerale si svolgerà domani alle 16 nella pieve di San Giovanni Battista a Buti.
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