Gioco
Palaia, in arrivo 900mila euro per salvare la pieve minacciata dalla frana
La Regione ha accolto la richiesta del Comune
PALAIA. Il dado è tratto, direbbe quel “tale”. Dalla Regione arrivano 900mila euro per i lavori di sistemazione della frana alla pieve di Palaia.
«Una notizia bellissima per tutta la nostra comunità! Grazie alla Regione che ha accolto la nostra richiesta e agli uffici tecnici per il lavoro di progettazione svolto» è il commento soddisfatto del sindaco Marco Gherardini. Al quale si aggiunge quello altrettanto orgoglioso del parroco di Palaia don Holin D’Cruz che condivide la gioia e l’emozione di questo gran traguardo. «Mi congratulo con il nostro sindaco, insieme all’amministrazione comunale e ai tecnici che hanno messo tanto impegno e sincera dedizione per trovare una soluzione per salvare la pieve. È un bene – dice – di inestimabile valore, un patrimonio di tutti, oltre che simbolo di Palaia e fondamento della nostra identità. Purtroppo, questa nostra meraviglia è minacciata da un importante movimento franoso ed è improrogabile agire per tutelare questo bellissimo bene culturale e religioso».
Sono ormai diversi anni che è iniziata “la lotta” da parte di tutti per mettere al sicuro la pieve di San Martino che risale al 1208. La frana si evidenzia sul versante nord della pieve, e si sta pian piano allargando. Ora il risolutivo contributo da parte della Regione per il progetto definitivo esecutivo dello Studio H.S. Ingegneria di Empoli che prevede, in estrema sintesi, il disboscamento dell’area d’intervento e l’inserimento di reti chiodate che impediscano la continua erosione dello strato corticale con successivo rinverdimento; la demolizione e la ricostruzione parziale del muro di sostegno del piazzale della pieve San Martino nella parte attualmente pericolante, ai fini della sicurezza degli addetti durante le lavorazioni di cantiere; la ricostruzione, tramite palificata doppia in legname e pietrame, della pista in testa al versante e a valle del muro stesso al limite est del versante, al momento soggetto a continuo arretramento; la regimazione delle acque meteoriche.
L’area in dissesto, come detto, si colloca nel versante a nord del piazzale, nella valle del Botro della Pieve, interessando la scarpata per un tratto di circa 105 metri di sviluppo lungo il crinale, e circa 40 metri del versante. Un dissesto che, ormai, dura da più di tre anni e che ha portato al crollo regressivo dello strato superficiale e il successivo arretramento del ciglio di scarpata.
Sono inoltre attualmente presenti lesioni per tutta la lunghezza del muro di sostegno del piazzale della chiesa situato in testa al versante, che stanno portando a un ribaltamento del muro stesso per circa 26 metri.
I lavori, come sottolinea lo stesso sindaco Gherardini, partiranno nel corso dell’anno ma troveranno il loro compimento soltanto nel prossimo.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
