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Pontedera, ucciso da una malattia a 42 anni ingegnere con la passione per l’arte

di Paola Silvi
Maurizio Pucci
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Maurizio Pucci

Cresciuto al Romito, lavorava in un’azienda di tecnologia sottomarina

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PONTEDERA. Sono ore difficili per Il Romito. Se ne è andato Maurizio Pucci, ingegnere di 42 anni. Una vita piena di passioni, dalla meccanica alla pittura, dalla musica alla danza, impegno, competenza nella professione e di amici.

E una terribile malattia che non gli ha lasciato scampo tanto che in poco meno di un anno, improvvisamente, ha detto addio ai suoi genitori Mario e Maria, al fratello Massimiliano e a tutti coloro a cui ha voluto bene.

Una scomparsa che tocca il cuore dei tanti che lo hanno conosciuto. «Perché la famiglia Pucci – dicono gli abitanti della frazione pontederese – è stata tra le prime a trasferirsi al Romito». Maurizio è nato e cresciuto a due passi dal circolo Arci. Poi, con in tasca una laurea in ingegneria, ha iniziato la sua carriera, nel 2009, nell’azienda livornese Drass Galeazzi, leader nel soccorso sottomarino.

Capace, scrupoloso e competente, Maurizio aveva partecipato a diversi progetti, dallo sviluppo di un design modulare per le camere di saturazione alla linea business dei sottomarini di salvataggio all’interno del Dipartimento della difesa e era stato mandato anche in Romania dove ha trascorso cinque anni per avviare la nuova filiale del gruppo. Da due invece era tornato a casa, stabilendosi ai laghi Braccini.

«Aveva cercato un appartamento proprio in quella zona perché dalle finestre si vedeva il lago e lui – raccontano gli amici di sempre – era amante della natura. Era intelligente, versatile, non si tirava mai indietro di fronte a nessuna difficoltà. Si era impegnato tanto nel suo lavoro, aveva investito tempo e studio e proprio quando poteva godere dei suoi successi, un male se lo è portato via. È un paradosso, la vita è davvero ingiusta».

Gli amici, quelli con cui Maurizio giocava fin da piccolo, dei pomeriggi al parco, delle prime serate in discoteca il sabato sera, delle vacanze da soli, non si danno pace. Sono cresciuti insieme e il loro legame era speciale.

«Con Maurizio – aggiungono – avevamo quel tipo di conoscenza dove non servono le parole. Bastava un’occhiata per capirci. Non ci possiamo ancora credere che non lo vedremo più».

Di lui restano gli attimi e le giornate in allegria, quella gita fuori porta in Spagna «dove se non ci fosse stato e non avesse conosciuto così tante lingue – ripercorrono momenti preziosi – avremmo mangiato sempre lo stesso panino» e i suoi quadri. Quelli che aveva iniziato a dipingere, con tanto di lezioni d’arte. «Perché lui era curioso – sottolineano – e approfondiva qualunque interesse».

Paesaggi, fiori, animali, soprattutto i gatti, erano i soggetti preferiti delle sue colorate pitture. In tanti lo ricordano gentile, affabile, coraggioso nel trovare la forza per andare avanti nonostante la sofferenza. «Era un uomo libero, gli volevano bene tutti», conclude il fratello Massimiliano con una sintesi perfetta che racchiude un’esistenza finita troppo presto.

Il funerale di Maurizio Pucci sarà celebrato oggi (lunedì 22) alle 15 alla chiesa del Romito.

 

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