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Emergenza abitativa

Pontedera, affitti alle stelle e taglio agli aiuti: altre 60 famiglie a rischio povertà

di Paola Silvi
Pontedera, affitti alle stelle e taglio agli aiuti: altre 60 famiglie a rischio povertà

Comune: «Canoni a 700-800 euro e il governo cancella 440mila euro di fondi»

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PONTEDERA. Pochi appartamenti vuoti e messi a disposizione sul mercato e affitti alle stelle. La casa rischia di diventare un miraggio per sempre più pontederesi. Insieme alle proteste degli studenti la fame di abitazioni a prezzi accessibili sta esplodendo anche nella città della Vespa e mette in ginocchio oltre 60 famiglie.

Perché se da una parte c’è chi una casa non può proprio permettersela e vive in situazioni di estrema difficoltà, c’è pure un’ampia fascia di persone che il lavoro magari ce l’hanno ma a tempo determinato oppure sono costretti a utilizzare quell’unico stipendio che entra in famiglia per pagare 700-800 euro di canone mensile. Senza contare poi che se prima i proprietari di locali e abitazioni, per far fronte alla puntualità dei pagamenti potevano contare su agevolazioni legate ai progetti sull’emergenza abitativa e su contributi speciali, oggi, in molti casi devono farne a meno.

«Il governo ha cancellato 270mila euro di contributi per gli affitti e 170mila euro del fondo per le morosità incolpevoli. Questo significa – spiega Sonia Luca, assessora alle politiche abitative del Comune di Pontedera – che la situazione sta registrando numeri da record. La nostra amministrazione è sempre stata in prima linea nel dare supporto alla cittadinanza che si trovava in un momento di bisogno. Spesso lo ha fatto con risorse proprie, arrivando a triplicarle, per esempio, nei periodi come quello pandemico».

Lo ha fatto investendo, nel 2022, quasi un milione di euro nei contributi sociali, oltre 100mila sulle garanzie relative all’abitare, comprese le integrazioni delle risorse legate al contributo affitti e 400mila sui progetti dell’housing sociale e sui canoni di sette alloggi destinati alle donne sole con bambini. Senza dimenticare l’Emporio civico per la solidarietà sociale che distribuisce pacchi alimentari e le associazioni di volontariato che sostengono e incentivano l’attenzione, sotto varie forme, ai più fragili. «Ma nonostante sia previsto un potenziamento di risorse – continua Luca – non saremo mai in grado di supplire a quei finanziamenti che il governo ha eliminato».

E all’orizzonte si apre un abisso di povertà preoccupante. «Stiamo concludendo le pratiche per la ripubblicazione del bando relativo alle case popolari e sono 300 i nuclei familiari in attesa di un tetto sopra la testa. Il nostro patrimonio immobiliare poi è limitato numericamente e in diversi casi c’è bisogno di intervenire strutturalmente. Ma, come se non bastasse – aggiunge Luca – stiamo assistendo al collasso del mercato immobiliare privato della locazione. Per far fronte al problema del caro-affitti e della mancanza di appartamenti che al momento toccano da vicino 60 famiglie, abbiamo dato il via al progetto di housing sociale per reperire soluzioni alternative, lavorare in rete con le associazioni, le cooperative e le altre amministrazioni e garantire alle cosiddette fasce grigie, quelle che non hanno i requisiti per accedere alle case popolari ma che devono comunque lottare per ottenere i diritti che gli spettano, un’abitazione stabile. Sono partiti i primi inserimenti ma la risposta non è ancora sufficiente. Stiamo pensando di predisporre allora, sempre con l’Unione Valdera un bando che consentirà di ottenere dei bonus affitti».

Proposte di co-abitazione, agevolazioni sui canoni, ipotesi concrete di azioni che provano a salvare il salvabile. Con la consapevolezza però che il peggio deve ancora arrivare. Perché la questione è complessa «e il disagio abitativo – conclude l’assessora al sociale Carla Cocilova – si ripercuote inevitabilmente sulle altre sfere della vita. Se viene meno la casa è sempre più critico intervenire sul tutto il resto. Gli ostacoli non si sommano ma si moltiplicano. E chi viveva una condizione di precario equilibrio si ritroverà nella zona della povertà, in un circolo paradossale di necessità che è sempre più arduo da aggirare».

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