Sicurezza
Rapina in villa con sequestro a Calcinaia, chi sono i dieci imputati che rischiano il processo: i nomi
Tra Selvatelle e Calcinaia: il figlio venne tenuto in ostaggio, il padre minacciato. Cercavano una cassaforte mai trovata
CALCINAIA. Il commando aveva pianificato il colpo in villa alla ricerca di una cassaforte mai trovata. Grazie alla soffiata di un basista pensavano di mettere le mani su almeno 400mila euro.
Alla fine se ne andarono con 4mila euro. Spiccioli su un’aspettativa di altra consistenza che aveva messo insieme sei persone pronte a fare irruzione in un casale a Selvatelle, sequestrare un imprenditore e poi dirigersi in una villa a Calcinaia a caccia dei soldi. Il tutto accompagnato dall’uso di pistole e coltelli.
Per quell’episodio, e per una serie di furti tentati e consumati nell’estate 2015, dopo le indagini dei carabinieri della Compagnia di San Miniato e del nucleo investigativo di Pisa tra intercettazioni telefoniche e riscontri del Dna, il sostituto procuratore Sisto Restuccia chiede il rinvio a giudizio di dieci persone.
Gli imputati
I reati contestati nell’inchiesta sono quelli di rapina aggravata, sequestro di persona e furto aggravato.
La Procura vuole processare Dashnor Ilnica, 36 anni, residente a Brugherio (Monza Brianza) , domiciliato a Pignataro Maggiore; Amarildo Torba, 32 anni, domiciliato a Pignataro Maggiore; Leo Roci, 32 anni, irreperibile; Briken Hoxha, 29 anni, irreperibile; Gentjan Male, 46 anni, irreperibile; Olsi Bishiri, 43 anni, di Fornacette; Hysen Jolla, 42 anni, domiciliato Santa Maria Capua Vetere; Alfred Cela, 32 anni, Santa Maria Capua Vetere; Ramazan Duka, 31 anni, irreperibile; Mateusz Dziekanski, 28 anni, irreperibile. I dieci sono difesi dagli avvocati Marco Meoli, Roberto Nocent e Giancarla De Stavola.
Gli episodi riguardano 18 parti offese residenti tra Calcinaia, Ponsacco, Torre del Lago, Pisa, Crespina, Casciana Terme Lari, Lucca, Montopoli Valdarno, Livorno e Lido di Camaiore. Persone che hanno subìto l’intrusione in casa, quasi sempre di notte, di chi poi è fuggito con un bottino di gioielli, cellulari e in un caso anche un’auto.
La rapina
Nella ventina di episodi contestati a vario titolo ai dieci, tutti originari dell’Albania, quello che avvenne nel tardo pomeriggio del 24 giugno tra Selvatelle e Calcinaia è il più grave. E nella cronaca recente della provincia pisana emerge per la spregiudicatezza degli autori arrivati a sequestrare una persona per ore.
Tutto inizia tra le 17 e le 18 del 24 giugno 2015. Quattro persone irrompono nel casale di Alfio e Massimiliano Vannozzi, padre e figlio di 68 e 50 anni, titolari di un’attività di commercio ambulante di abbigliamento. La banda, con i volti travisati, mostra bene le armi. «Dateci i soldi, vogliamo la cassaforte» urlano ai Vannozzi. Prima di arrivare al forziere prendono i contanti che padre e figlio hanno a disposizione. Poi si organizzano per la seconda tappa del colpo. Massimiliano viene legato e imbavagliato con del nastro isolante e fascette di plastica. Quindi rinchiuso, sotto la sorveglianza di due banditi, nel magazzino attiguo al casale. Gli altri quattro della banda caricano a forza Alfio su un furgone. Gli legano i polsi con le solite fascette di plastica e partono verso la villa di famiglia a Calcinaia. Quando arrivano sulla soglia si imbattono nella moglie di Alfio che cerca di reagire impugnando delle forbici. «Lascia stare, tengono Massimiliano in ostaggio» la dissuade il marito. La presunta cassaforte viene cercata, ma non c’è. Niente bottino da 400mila euro, la molla che aveva fatto architettare l’irruzione. A mani quasi vuote la banda fugge con il furgone che viene abbandonato a Navacchio.
I ruoli
Secondo la Procura quelli che materialmente si sono mossi tra Selvatelle e Calcinaia armati e decisi a tenere in ostaggio una persona, sono Ilnica, Hoxha, Roci e Torba. Mentre Beshiri e Male sono accusati di aver procurato le schede telefoniche intestate a terze persone utilizzate con i complici per mantenere i contatti durante la rapina. E, da conoscitori della zona, anche di aver “lavorato” come vedette a sostegno di chi dava la caccia a un bottino sfumato.
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