Il Tirreno

Pontedera

Pianeta scuola

Al Fermi si covano uova, sogni e lavoro nei pollai degli studenti-allevatori

di Paola Silvi
Un momento del progetto dell’Istituto Fermi di Pontedera
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Un momento del progetto dell’Istituto Fermi di Pontedera

Una mini-azienda agricola curata da 120 ragazzi dell’Agrario insieme ai loro insegnanti

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PONTEDERA.  Se sussurrare alle galline può sembrare un comportamento bizzarro, alle spalle dell’istituto superiore Fermi, nel Villaggio scolastico, nei campi tra la scuola e l’edificio dell’Ipsia Pacinotti, c’è una mini azienda agricola fatta su misura dai ragazzi che frequentano l’indirizzo agrario e dai loro insegnanti. Qui “si covano” sogni e scommesse per il futuro. Nell’allevamento diverse galline e un galletto vivono in tre pollai dalle strutture nuove di zecca, socializzano con gli alunni che a turno, la mattina, le curano e le accudiscono e depongono uova di alta qualità. Esperienza, studio e buone pratiche.

Perché non solo le galline si contendono le carezze degli studenti ma le loro uova sono seguite passo passo anche dal punto di vista tecnico e scientifico. «A settembre – spiega la professoressa di produzioni animali Pierisa Giacopazzi che insieme al prof Luigi De Martino seguono il progetto – raccogliamo le uova e le portiamo nelle incubatrici. Le osserviamo, le controlliamo, monitoriamo le fasi e aspettiamo che nascano i pulcini all’incirca a metà ottobre».

Le classi terze, quarte e quinte dell’agrario si dividono i compiti e analizzano i processi. «Sono quattro anni che portiamo avanti questa pianificazione didattica e davvero gli alunni sperimentano concretamente quello che imparano in maniera teorica sui libri. I ragazzi di terza si preoccupano della gestazione. Abbiamo anche una chioccia artificiale, una lampada rossa che trasmette il calore in modo più diretto e attraverso la speratura, una sorta di ecografia dell’uovo che avviene puntando una potente luce artificiale, vediamo la crescita dell’embrione. Le quarte invece – continua Giacopazzi – gestiscono i pollai e la loro organizzazione mentre le quinte approfondiscono gli aspetti dell’alimentazione degli animali, dell’igiene e dell’allevamento». L’idea è quella di offrire una proposta trasversale che contempli il ciclo vitale. «È un’attività che coinvolge e appassiona anche gli alunni con disabilità. La vita che cresce e si trasforma è una meraviglia».

Così i ragazzi, oltre 120 quelli del triennio dell’agrario, entrano in punta di piedi nel mondo del lavoro, si relazionano con un mestiere, si incuriosiscono e approfondiscono la loro probabile professione del domani. «Questo modo di lavorare e studiare tocca ciò che va dal benessere degli animali alle materie prime, tutto a basso impatto ambientale, e anche l’etica, partendo dai giovani che hanno diritto a un ambiente salubre, confortevole, pulito. L’intera produzione - sottolinea – ne giova e va incontro a tutti. L’obiettivo primario è comunicare ai ragazzi il senso del lavoro che sta dietro a una semplice scatola di uova». E poi nascono altre pollastrelle e galletti. «Se possiamo li teniamo altrimenti li diamo ad alcuni nostri studenti che hanno aziende agricole familiari».

Quest’anno sono andati in adozione 5 galletti e 2 paperotti. «Perché abbiamo studiato anche uova diverse. Intanto di oca, poi siamo alla ricerca di uova di fagiano e tacchino». Ma al Fermi la cultura della sostenibilità passa anche dalla coltivazione degli orti e dagli allevamenti dei lombrichi rossi per il compostaggio. A voler scomodare Fabrizio De André, ci sarebbe da ricordare che “dal letame nascon i fior”. E dal letame nasce la scommessa di un’agricoltura all’avanguardia per la scuola di Pontedera. In America questo procedimento si chiama “Black magic”, in Italia è humus di lombrico o vermicompost, e la sua conoscenza sta prendendo gradualmente piede nei campi tanto che la lombricoltura è un settore emergente e estremamente utile.

«Inondare le terre di sostanza organica è una strategia che con l’avvento dell’agro-chimica è passata di moda, ma rimane tuttora una delle soluzioni più efficaci – dicono gli esperti – per contrastare l’avanzata del deserto, stoccare grandi quantità di carbonio e coltivare la fertilità dei suoli nel tempo». E per il prossimo anno, il laboratorio che vogliono mettere in piedi al Fermi riguarda l’allevamento delle chiocciole. «La bava delle lumache – conclude l’insegnante – al di là dei benefici effetti a livello estetico è un antibiotico naturale, a impatto ambientale zero. Un’altra sfida che affronteremo con i nostri giovani dalle mani d’oro e dalle menti vivaci».

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