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Cenaia, dopo la festa c’è la programmazione: il nodo stadio e il nuovo budget per la Serie D

di Tommaso Silvi
Cenaia, dopo la festa c’è la programmazione: il nodo stadio e il nuovo budget per la Serie D

Il patron Baroncini assicura: «Faremo calcio sano, possiamo affrontare la categoria». Il sindaco: «Omologare il Pennati è difficile, potremmo giocare in un impianto molto vicino al paese»

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CENAIA. Il paese festeggia, ma la società guarda già al futuro. Lo stadio, il budget, i calciatori, i lavori all’impianto di via Pennati. A Cenaia lo sanno bene. Questa è la patria delle barbatelle, le parti di ramo che – impiantate nel terreno – danno origine a nuove radici. Per avere delle belle piante bisogna curare la loro riproduzione continuamente. Ogni distrazione può essere fatale. L’albero del calcio, a Cenaia, quest’anno ha dato un frutto enorme. Mai visto da queste parti. La Serie D, raggiunta sabato 8 aprile in seguito al pari per 1-1 in casa del Montespertoli, che ha regalato alla squadra di mister Massimo Macelloni – cenaiese doc – la certezza matematica della vittoria del campionato di Eccellenza. Il punto più alto in assoluto raggiunto dal pallone della frazione di Crespina Lorenzana. Un angolo della provincia di Pisa abitato da circa 2mila persone. E ora c’è un futuro tutto da scrivere.

Perché se non fosse ancora chiaro, il Cenaia non ha alcuna intenzione di recitare il ruolo della meteora. «Siamo convinti di poter affrontare la Serie D. Programmeremo bene la prossima stagione e crediamo di poter affrontare il campionato in maniera dignitosa, senza abbandonare i nostri principi. A noi piace fare calcio sano. Si possono ottenere grandi risultati spendendo cifre ragionevoli, lo abbiamo dimostrato con la promozione in D e vogliamo continuare sulla stessa linea». Parola di patron Daniele Baroncini. Il paese catapultato nel calcio da città. Un salto enorme.

Ma a Cenaia non hanno paura: su le maniche e via. Con impegno e forza di volontà si può fare tutto. I numeri? Senza avventurarsi nei dettagli è possibile indicare in 350-400mila euro il budget necessario per puntare alla salvezza in Serie D. Praticamente il doppio – forse anche di più – di ciò che ha speso quest’anno il Cenaia. Nella serata martedì 11 aprile la società si è riunita per iniziare a programmare la prossima stagione. E per organizzare la festa di domenica 16 aprile: l’ultima di campionato – inizio alle 15 – col Castelfiorentino. La passerella dei campioni.

Lo stadio

Di lavori allo stadio di Cenaia ne sono stati fatti parecchi negli ultimi anni, come conferma il sindaco di Crespina Lorenzana, Thomas D’Addona: «Quando sono diventato sindaco, nel 2007, a Cenaia c’era un solo campo di gioco con uno spogliatoio. Ora ci sono due campi regolamentari, più un altro a 8, con due spogliatoi. Allo stadio di Cenaia, inoltre – continua il sindaco – c’è il quartier generale della società di calcio giovanile delle Colline Pisane, che conta 270 iscritti. Il pallone dalle nostre parti è diventato davvero una cosa seria». Ok, ma la domanda è tremendamente asciutta: il Cenaia potrà giocare le gare di Serie D – il massimo campionato dilettantistico nazionale – nell’impianto sportivo del paese? «Ci siamo mossi alcuni mesi fa – spiega D’Addona –, in barba alla scaramanzia, per capire a fondo la situazione. Sicuramente dovremo aumentare la distanza dalle linee perimetrali del terreno di gioco alla recinzione. Le misure attuali non permettono l’omologazione per la Serie D». Vabbè, non è la fine del mondo. «Con una ruspa, un po’ di soldi e tanto impegno possiamo tranquillamente risolvere questo problema», conferma il sindaco. Ma non finisce qui. E ora arrivano i nodi veri. Quelli che con ogni probabilità porteranno al trasloco del Cenaia in un altro stadio per l o svolgimento delle gare casalinghe. «I nostri problemi riguardano soprattutto le misure di sicurezza che richiede una categoria come la Serie D. Per intenderci – dice ancora il sindaco –, rischiamo di ritrovarci a ospitare Livorno, Grosseto, Poggibonsi. Realtà calcistiche che spostano un gran numero di tifosi. Serve un’area dello stadio per il pre-filtraggio, un divisorio tra gli spettatori ospiti e quelli di casa. Fino a oggi quando arrivavano formazioni con grande seguito di pubblico i nostri tifosi si spostavano sull’argine del fiume Cenaia e lasciavano la tribuna agli ospiti, ma non potremo più fare così». La Serie D il Cenaia non potrà giocarla nello storico stadio costruito da un gruppo di ragazzi del paese alla fine degli anni Sessanta. Ma si può trovare una soluzione per regalare comunque alla piccola frazione momenti indimenticabili.

La soluzione

Ecco l’idea del sindaco. «Siamo pronti a fare tutti i lavori necessari per rendere l’impianto di Cenaia pronto a ospitare la Serie D. Abbiamo chiesto un incontro con la questura. Vogliamo capire se possiamo far giocare a Cenaia almeno le partite contro squadre che non hanno grande seguito di pubblico. E all’occorrenza spostarci in un altro stadio. Per esempio a Cascina. Allo stadio Redini – continua D’Addona – la Serie D è già stata giocata due anni fa. E siamo a soli 6 chilometri di distanza da Cenaia. Questa al momento è la soluzione che crediamo più facilmente realizzabile». E da Cascina arriva la disponibilità del primo cittadino, Michelangelo Betti. «Il nostro stadio è in gestione all’Atletico Cascina. Credo che non ci sarebbero problemi a ospitare le gare del Cenaia, possiamo parlarne». In questo modo per gli arancioverdi sarebbe un trasloco... a metà. Un compromesso più che accettabile.

Per Stefano e Riccardo

Cenaia festeggia. E ricorda. Perché in cielo ci sono due tifosi speciali. Stefano Vannini e Riccardo Montagnani. Il primo, morto nel luglio scorso, era lo storico presidente. Al vertice della società ma pronto anche a fare da cameriere ai pranzi domenicali pre-partita della squadra. Riccardo Montagnani, invece, scomparso nel dicembre del 2018, è stato per una vita dirigente del Cenaia. La Serie D è soprattutto per loro. Due cuori arancioverdi andati via troppo presto.

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