Gioco
Pontedera, preside “libera” gli alunni a Pasqua: «Niente compiti per le vacanze, godiamoci la famiglia»
La dirigente Maura Biasci: «I giorni sono pochi e stavolta ho suggerito una vera e propria pausa dai libri»
PONTEDERA. Meglio visitare un museo, passeggiare con i nonni o andare a fare la spesa con la famiglia. Ha pensato a questo Maura Biasci, preside dell’istituto comprensivo Curtatone e Montanara quando, prima dell’inizio delle vacanze di Pasqua ha inviato una circolare spiegando che avrebbe preferito che le insegnanti non lasciassero compiti da svolgere in questa settimana.
Niente problemi da risolvere o regole grammaticali da imparare, solo un po’ di lettura a piacere e tempo a disposizione per coltivare gli affetti e godersi ogni momento. «Con l’occasione di rivolgere a tutti i genitori, gli studenti, i docenti e il personale scolastico i migliori auguri di Pasqua ricordo alle insegnanti – si legge nella circolare firmata dalla dirigente – essendo vacanze di brevissima durata, di non assegnare compiti agli alunni durante tali festività per permettere così alle famiglie di riunirsi in una vera sospensione».
Divertirsi e giocare è la cosa fondamentale insomma da fare durante le vacanze. Stare con le proprie famiglie, soprattutto, e approfondire insieme a loro le tradizioni della Pasqua. Poi fare qualcosa di bello e di gentile. Questo ha spiegato la preside andando di persona a incontrare i suoi studenti in settimana.
Il tour di auguri è partito lunedì e Maura Biasci ha bussato nelle classi di ogni scuola del suo istituto. Dall’infanzia alle elementare, alle medie. Dalle aule collocate nel Polo Dino Carlesi a Pontedera a Madonna dei Braccini a La Borra fino all’Arcobaleno della Pace di La Rotta.
«Lo faccio sempre prima di un periodo di vacanza. Vado personalmente a salutare i ragazzi e gli insegnanti. È un modo per far sentire la mia presenza. Stavolta ho suggerito una vera e propria pausa dai libri. Certo, non nelle scuole dell’infanzia ma alle primarie e alla secondaria di primo grado. I giorni sono pochissimi – spiega Biasci – ed è giusto goderseli immersi nell’affetto della famiglia, senza fardello. Io stessa sto andando a trovare i miei nipoti».
Vacanza è riabbracciare i propri cari, magari lontani per lavoro, è coltivare una passione o un hobby spesso trascurato, è aiutare a cucinare, a rifarsi il letto, è girovagare con gli amici, curiosare alla ricerca di stimoli culturali, sociali e di crescita. Quando la preside lascia le aule, i bambini capiscono, chiudono lo zaino e appena tornati a casa dicono a mamma e babbo che non ci sono compiti per Pasqua. I genitori, tra felicità e stupore, quasi non ci credono ma poi arriva la conferma scritta nei diari dei figli e nella circolare d’istituto. «Non sono contraria ai compiti, ci mancherebbe, perché sono l’occasione offerta ai ragazzi per rielaborare le cose apprese e crearsi un proprio schema mentale, organizzativo e manifestano impegno e responsabilità. Ma volevo che in queste vacanze – sottolinea la preside – gli studenti avessero la possibilità di stare con gli amici e la famiglia, avessero modo di scegliere che cosa leggere in autonomia, conoscessero gli usi e le abitudini di questa festività».
Perché è importante che i bimbi abbiano anche dei momenti di noia, in cui crearsi il loro tempo, in cui pensare, inventare, sviluppare la fantasia, seguire i propri interesse. E gli insegnanti, da subito, hanno condiviso e sposato la riflessione della preside. «Noi insegnanti e genitori – dicono prof e maestre dell’istituto Curtatone e Montanara – organizziamo i pomeriggi e strutturiamo una certa modalità di lavoro agli alunni ma a volte mancano i momenti per osservare, gioire delle cose e delle persone che si hanno vicino, stupirsi delle banalità e della normalità come una giornata passata al parco o un cielo stellato».
Un mondo veloce e iperattivo che ogni tanto insomma è bene fermare. «Ci avevamo già pensato a non dare troppa lezione – concludono – ma quando la preside è venuta a proporcelo siamo state proprio contente. Come docenti in primis perché condividiamo questa filosofia ma anche come madri, padri e nonni perché empaticamente ci siamo messe nei panni dei genitori e delle nostre famiglie. Avere modo di dedicarsi agli affetti a tempo pieno, senza dover rispettare scadenze e consegnare elaborati, è bello, una ricchezza che capita di rado». Un regalo lungimirante da sottolineare.
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