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Pontedera, ciclisti indisciplinati finiscono contro un’auto: conducente accerchiato e costretto a fuggire
L’episodio raccontato dalla figlia del malcapitato: «Doppia beffa e un bello spavento»
PONTEDERA. Prima gli sono finiti addosso in bicicletta, poi si sono rifiutati di fornire le generalità per procedere con la convenzione indennizzo diretto (Cid, in sigla, nda).
E alla fine il malcapitato ha pure rischiato – stando al racconto della figlia – di venire aggredito da un gruppo di amici dei ciclisti indisciplinati. Ma andiamo con ordine.
A raccontare l’episodio, avvenuto nel cuore di Pontedera, è Erica Ferrini. Al centro della vicenda c’è il padre, Carlo.
Tutto ha inizio alle 14 di ieri in via Veneto, all’altezza dell’incrocio con viale Italia, il ponte Napoleonico e via delle Colline. «Appena è scattato il verde al semaforo mio padre è ripartito in auto, quando una bicicletta con a bordo due ragazzi proveniente dal ponte napoleonico con direzione Viale Italia – racconta Erica Ferrini – non ha rispettato il semaforo rosso della pista ciclabile ed è andata a urtare l’auto di mio padre, causandogli anche un bel coccio».
A questo punto Carlo Ferrini – si legge nella mail che la figlia ha inoltrato alla nostra redazione per segnalare l’accaduto – è sceso dall’auto prima di tutto per accertarsi che i due giovani fossero in buone condizioni di salute.
Una volta verificato che non avevano riportato ferite o traumi di alcun tipo, Ferrini ha invitato i due ciclisti a fornire le generalità per la compilazione del Cid. Riscontrando, però, il netto rifiuto dei giovani sui pedali.
A questo punto la tensione è iniziata a salire. «Altri automobilisti che avevano assistito al fatto hanno cercato di convincere i due ragazzi a dare le proprie generalità – dice ancora Erica Ferrini – non hanno però avuto fortuna».
Col passare dei minuti, però, l’atmosfera si scalda ancora.
«È sopraggiunto un gruppo di amici dei due ragazzi in bicicletta – va avanti la figlia di Carlo Ferrini – che ha letteralmente accerchiato mio padre, che non ha potuto fare altro che risalire in macchina ed andarsene. Mio padre – conclude – dovrà ripagarsi la macchina, visto che non è riuscito a sapere i dati dei ragazzi che hanno causato il sinistro».
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