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Addio Giovanni, morto a 61 anni. Pontedera piange il livornese dal sorriso buono padre di tre figli
Lavorava come operaio ed era facile incontrarlo in corso Matteotti, dove si fermava a scambiare quattro chiacchiere con le molte persone con cui aveva stretto rapporti nel corso dei suoi anni in Valdera
PONTEDERA. Spirito labronico, cresciuto a due passi da Terrazza Mascagni e trapiantato a Pontedera. Battuta pronta, sorriso buono e l’amore per i suoi figli: Sasha, Diletta e Michel. In tanti piangono la morte di Giovanni Ciari (foto), 61 anni, strappato alla vita da alcune complicazioni di salute che non gli hanno lasciato scampo.
A Pontedera era molto conosciuto, apprezzato per il suo modo di fare socievole ma sempre garbato. Lavorava come operaio ed era facile incontrarlo in corso Matteotti, dove si fermava a scambiare quattro chiacchiere con le molte persone con cui aveva stretto rapporti nel corso dei suoi anni in Valdera. Pontederese adottato, ma con la sua Livorno nel cuore. Giovanni aveva mantenuto un profondo legame con la sua città di nascita, dove ha ancora tanti amici e conoscenti. Da lunedì 3 aprile un continuo via vai di persone ha affollato la cappellina della Misericordia, a due passi dalla chiesa del Duomo, a Pontedera, dove è stata esposta la salma di Ciari.
«È bello vedere quante persone volevano bene a babbo – dice la figlia Diletta – in tanti avevano imparato ad apprezzarne la schiettezza e la lealtà. Per me è stato un punto di riferimento. Se possibile, anche più di un padre. Ringrazio chi ha dedicato un ricordo a babbo. Chi è venuto alla cappella della Misericordia e chi ha contattato me e mio fratello per darci forza».
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