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Rapimento dei cavalli a Staffoli, le motivazioni delle due condanne. E spunta anche un omicidio
Nelle 22 pagine la giudice Annalisa Dini spiega perché i due imputati sono colpevoli oltre ogni ragionevole dubbio. In questa vicenda i mandanti sono rimasti sconosciuti, così come la sorte dei purosangue da 1,5 milioni di euro
SANTA CROCE SULL'ARNO. Un giornale con la prima pagina strappata che coincide, come data, con il foglio inserito nel plico inviato al proprietario dei cavalli con la foto dei due esemplari come dimostrazione che erano ancora in vita. Il giornale mutilato della pagina usata come conferma temporale fu trovato nella disponibilità di uno dei due condannati nel processo sul rapimento di Unicka (figlia di Varenne) e Vampire Dany. Sono i due purosangue del valore di oltre 1,5 milioni di euro rapiti all’alba del 7 marzo 2017 a Staffoli e mai più ritrovati.
Nelle 22 pagine di motivazione la giudice Annalisa Dini spiega perché i due imputati sono colpevoli oltre ogni ragionevole dubbio. Francesco Scardi, 73 anni, di Canosa di Puglia, (difensore Giovanni Battista Pavone) ha preso 5 anni per ricettazione e tentata estorsione con interdizione in perpetuo dai pubblici uffici. Pasquale Esposito, 64 anni, di Napoli (difensore Graziano Sabato), nome famoso come driver nel trotto con 4 frustini d’oro vinti, ha avuto 2 anni, senza condizionale, per tentata estorsione. Avrebbe svolto il ruolo di mediatore mettendosi in contatto con l’imprenditore Gianluca Lami, titolare della scuderis Wave Srl. La prima richiesta di mezzo milione fu respinta. Quella di 50mila euro, con i soldi portati a Napoli in un pacco da Lami, venne ritenuta insufficiente da chi stava dietro a Esposito e il denaro fu restituito all’imprenditore. Che rifiutò anche di pagare 250mila euro, importo ribassato per riconsegnare i cavalli tenuti si presume nella zona di Cerignola. Lami, attraverso l’interessamento di un altro allevatore Marco Folli a cui nel 2008 aveva rapito un purosangue, incontrò più volte Esposito che si è sempre difeso sostenendo di volere il bene dei cavalli e di essersi prodigato solo per sistemare le cose senza alcun tornaconto personale. Il proprietario riconobbe i cavalli nelle fotografie inserite nel plico all’interno del quale c’era la prima pagina del quotidiano ippico “Trotto e Turf” del 23 settembre 2017. «Gli investigatori evidenziano che all'atto della perquisizione svolta il 10 novembre nei confronti di Scardi in sede di esecuzione della misura cautelare, nella sua abitazione venivano rinvenute delle riviste di “Trotto e Turf” e in particolare anche quella del 23 settembre alla quale mancava proprio la prima pagina che era stata strappata e compariva nella fotografia dei cavalli rubati» si legge nelle motivazioni. Aggiunge il giudice Annalisa Dini (pm nel processo Fabio Pelosi) che «Esposito era in contatto diretto con Scardi al quale dava indicazione circa la trattativa con il Lami e veicolava personalmente sia le richieste di denaro sia le frasi intimidatorie al Lami dicendogli più volte, al fine di convincerlo ad accettare il pagamento del quantum, che le persone che avevano i cavalli erano pericolose, gente spietata pronta ad uccidere sia cavalli che le persone che avrebbero fatto una brutta fine». Per il Tribunale Esposito si muove con l’obiettivo di ottenere i soldi da Lami. A carico di Scardi, titolare di un’impresa di furgoni per cavalli, «è granitica la prova della sua diretta partecipazione ad entrambi i reati contestati (ricettazione e tentata estorsione). È provato che costui aveva quantomeno per un periodo la disponibilità dei cavalli Unicka e Vampire Danu. Gli animali venivano occultati in un luogo rimasto sconosciuto agli inquirenti verosimilmente in Puglia nella zona del Foggiano. La circostanza che lo Scardi abbia scattato loro la fotografia fatta recapitare a Lami dimostra in modo incontrovertibile che il predetto sapeva dove si trovavano e ne aveva la materiale disponibilità». Nella storia del sequestro, i cui mandanti sono rimasti sconosciuti così come la sorte dei cavalli, compare sullo sfondo anche un omicidio. Il 24 agosto 2017 Stefano Tango, 46 anni, venne ucciso in strada con un colpo di pistola. Era stato implicato nel sequestro nel 2008 di un cavallo di proprietà di Marco Folli. Lo stesso allevatore che a fine agosto 2017 informa Lami di essere stato contattato dal driver campano Pasquale Esposito, a detta del quale era stato Tango a organizzare il rapimento di Unicka, ma poi Tango era stato assassinato e chi aveva in mano i cavalli era adesso disponibile a restituirli in cambio di «quattro fattrici dodici e mezzo per ognuna». Un messaggio in codice per una trattativa iniziata e quasi subito interrotta per la volontà di Lami di non cedere ai ricatti presentandosi ai carabinieri.
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