Sicurezza
«Stipati in un prefabbricato». Liceo Marconi, la protesta continua
Per il secondo giorno consecutivo i ragazzi restano fuori dalla scuola: i motivi dello sciopero
SAN MINIATO. «Ci siamo fatti sentire, ma ora ascoltateci» recitava uno dei cartelli affissi ieri al cancello d’ingresso del liceo Marconi a La Scala. Ed è proprio nel verbo “ascoltare” che affondano le ragioni della protesta ripetuta dagli studenti, che per il secondo giorno consecutivo hanno deciso di disertare le lezioni restando fuori dall’edificio.
Due giorni di sciopero, per sollevare l’attenzione sui piccoli e grandi problemi infrastrutturali di una sede temporanea divenuta definitiva, ma soprattutto per protestare contro la difficoltà a farsi ascoltare e a confrontarsi per provare a migliorare l’organizzazione della scuola. «Perché i problemi infrastrutturali ci sono sempre stati, ma adesso sono venuti a mancare la comunicazione e la possibilità di parlarne» precisano i ragazzi, lamentando in primo luogo una difficoltà di dialogo con la nuova dirigente scolastica Giovanna Maria Saba, arrivata dallo scorso settembre alla guida del liceo sanminiatese. Più dei difetti strutturali, del resto, a far traboccare il vaso sarebbe stato il ritardo nell’organizzazione delle gite. «Perché la commissione gite è rimasta di fatto bloccata, senza comunicazioni alle famiglie – spiega un rappresentante dei genitori -. Poi qualche giorno fa, a 20 giorni dalla partenza, è stata distribuita una comunicazione con la destinazione scelta e l’importo da pagare, senza nessun itinerario di viaggio né alcuna rassicurazione per i ragazzi celiaci o con altre particolari esigenze».
Da qui la decisione di molte famiglie di non aderire, facendo mancare in alcuni casi il numero minimo per partire. Gite a rischio dunque, ma lo stesso problema si sarebbe verificato anche nell’organizzazione dei corsi pomeridiani e degli scambi con l’estero. Problemi a cui si aggiungono poi i difetti strutturali di un edificio nato per ospitare degli uffici e non una scuola da 700 studenti, a partire dai bagni insufficienti fino alle mattonelle del pavimento che si sollevano, passando per le porte difettose che restano bloccate e le finestre tenute chiuse col nastro adesivo. «Per non parlare del riscaldamento – aggiungono gli studenti fuori dalla scuola -. Abbiamo passato l’inverno con alcune aule che a turno restavano al freddo nonostante i vari interventi di riparazione. Poi non dobbiamo dimenticare che parliamo di un edificio prefabbricato, con i muri talmente sottili che è impossibile fare lezione senza sentire cosa fanno quelli della classe accanto».
«Nelle pareti – spiega una ragazza – ci sono delle fessure da cui si vede letteralmente l’aula accanto». Problemi di cui si è discusso proprio ieri mattina in un incontro tra la dirigente scolastica, i rappresentanti di classe maggiorenni e il sindaco di San Miniato Simone Giglioli. «Molti dei problemi lamentati sono stati oggetto di lavori proprio recentemente – dice il primo cittadino – a cominciare dal riscaldamento che è stato risolto. Sulla questione delle pareti, invece, c’è un difetto strutturale su cui possiamo fare ben poco. Gli spazi sono piccoli, oggettivamente, rispetto all’espansione che ha avuto il liceo negli ultimi anni. Per questo, prima di Natale, abbiamo chiesto alla società Polis la possibilità di espanderci nell’edificio a fianco, ben consapevoli del fatto che quegli edifici non sono la soluzione definitiva per una scuola». Nessuna dichiarazione invece, almeno per adesso, dalla dirigente Saba che abbiamo provato a contattare attraverso il centralino della scuola.
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